Discography

Mauro Ottolini SOUSAPHONIX

Musica per una Societa' senza Pensieri - Vol.2

Parco della Musica Records - 2015

Parco della Musica Records, 2015

MAURO OTTOLINI & SOUSAPHONIX

Mauro Ottolini - trombone, tromba bassa, flauti, conchiglie, voce, strumenti artigianali sardi di Mondo Usai
Vanessa Tagliabue Yorke - voce
Vincenzo Vasi - voce, theremin, marimba, strumenti giocattolo, elettronica, campionatore, pietre sonanti, ukulele
Stephanie Océan Ghizzoni - voce
Flavio D'Avanzo - tromba
Guido Bombardieri - sax alto, clarinetto
Dan Kinzelman - sax tenore, flauto in c, clarinetto, clarinetto basso
David Brutti - sax soprano, sax basso, sax baritono
Valeria Sturba - violino, monotron, elettronica
Paolo Botti - viola, dobro, violino di Stroh, mandolino
Titti Castrini - fisarmonica, armonio a pedali Galvan
Roberto De Nittis - melodica, armonio a pedali Galvan, marimba, grancassa
Mario Evangelista - chitarra hawaiana, dobro, mandolino
Peo Alfonsi: chitarra classica, chitarra acustica, chitarra elettrica
Enrico Terragnoli - chitarra elettrica, banjo, podofono
Danilo Gallo - swaringini, basso elettrico, contrabbasso, liuto contrabbasso, balalaika bassa
Simone Padovani - percussioni
Zeno De Rossi - percussioni, batteria

SOUSAPHONIX | Musica per una società senza pensieri

Immaginate un piccolo borgo e, custodita tra le stradine ciottolose, un'antica fabbrica artigianale di armonium ad aspirazione d'aria. Pianoforti antichi e vecchi organi a pedali si contendono lo spazio tra polvere di legno e misteriosi arnesi. Ci sorprendiamo a vagabondare tra questi strumenti densi di storia nei locali dello stabilimento Galvan, a Borgo Valsugana, in Trentino Alto Adige. Una fotografia incorniciata ritrae una banda di paese in posa per l'obiettivo di una Rolleiflex.Ci colpisce anche perché in basso, sulla carta baritata stessa, il fotografo ha scritto con mano leggera e sinuosa "Orchestra della società senza pensieri".
Proprio non possiamo resistere, vogliamo sapere chi sono questi uomini e queste donne riuniti sotto un nome tanto evocativo e tanto originale: così cominciamo a interpellare i vecchi signori del paese che, con un poco di fortuna possano aver incrociato le vite di questi musicisti in posa in una fotografia del 1921. Grazie all'aiuto della famiglia Galvan, facciamo la conoscenza di Umberto Trintinaglia, il nipote dell'uomo che nella fotografia imbraccia il violoncello, Tito Trintinaglia, capostipite di un'importante famiglia di fotografi di Borgo Valsugana dal 1913, ancora oggi profondi cultori di musica. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, Tito Trintinaglia aveva fondato l'Orchestra della società senza pensieri a Primolano, un paesino poco lontano da Borgo Valsugana, al confine con l'Austria. Tito reclutava musicisti da tutte le bande e le orchestre nei paesi limitrofi per realizzare questo progetto, e pochi di loro avevano avuto la possibilità di studiare musica. Per trovare e comprare il violoncello aveva affrontato un lunghissimo viaggio in treno e aveva fatto una colletta alla quale avevano partecipato i suoi primi affiatati compagni di questa avventura musicale.L'Orchestra della società senza pensieri, girando per le campagne, offriva la propria forza lavoro per arare la terra nei campi, per la vendemmia, la mietitura, in cambio di vitto e alloggio e poi la sera, nel calore dell'accoglienza domestica, suonava per le famiglie dei contadini ospitanti, che si divertivano a danzare, bere il vino e trascorrevano qualche ora in allegria lontano dai pensieri della guerra e della fame.

Orchestra di Primolano

Purtroppo, sono rimaste pochissime informazioni su questa orchestra, ma per noi sono state sufficienti a dare il via ad un viaggio di ricerca sulla musica popolare durato circa due anni. Anche la nostra fantasia, correndo per le vie del borgo, ci ha aiutato a immaginare quale sia stata la storia dell'Orchestra della società senza pensieri. Abbiamo immaginato che questa banda, nel suo lungo viaggio, avesse incontrato Duke Ellington e la sua orchestra, la grande cantante egiziana Oum Kalthoum, la voce intensa della diva portoghese Amalia Rodriguez, il grande compositore giapponese Yamada Kosaku, oppure potrebbe essersi spinta fino al cuore della Giungla Blu dell'imperatore Cha Ku per conoscere le misteriose note e i magici effetti della danza tribale chiamata Chubanga. Nella nostra fantasia, l'abbiamo vista sfilare per le vie di Haiti e accompagnare le voci di centinaia di bambini e vagare per le valli, tornando a casa, per poi unirsi alle voci maschili di un coro di montagna. Chissà che non sia stata fonte di interesse per grandi compositori all'avanguardia nella ricerca musicale del Novecento, come Dimitri Shostakovich, o Igor Stravinsky. E se Luciano Berio e Kathy Berberian si fossero ispirati all'Orchestra della società senza pensieri per comporre le "Folk Songs", cinquant'anni or sono? In effetti, una leggenda di paese racconta di uno straordinario suonatore di organetto, uno zingaro venuto dal lontano Azerbaijan, che per qualche tempo aveva fatto parte di questo piccolo ensemble. Noi crediamo che in ogni Paese ci sia un posto in cui le culture e le diverse etnie si incontrano e convivono in perfetta simbiosi. È un posto che può esistere ovunque, ha nomi sempre diversi ma è in ogni luogo lo stesso luogo. Il compito di un artista talvolta non è creare, ma cercare quel luogo per riportarlo alla memoria. Soltanto allora le grandi voci dell'intera umanità potranno confluire in noi e danzare con il nostro spirito nella gioia della ri-creazione.Molti grandi compositori si sono ispirati alla musica popolare per comporre: la musica popolare non nasce soltanto per ballare, contiene la storia di coloro che la cantano e insieme alla storia trasmette la speranza e l'ideale di ogni uomo. Intorno a questa musica danzano folletti e vivono leggende fantastiche, avventure, fiabe, ninne nanne, preghiere e sogni.
Siamo rimasti affascinati da questa orchestra e abbiamo incominciato a raccoglierne, nella nostra voce, l'eredità spirituale, incontrando chi custodisce qualche prezioso disco o qualche spartito, trascrivendo e ri-arrangiando questa musica come fosse sempre stata nostra. Ci siamo messi in cammino, abbiamo esplorato i luoghi in cui l'Orchestra suonava, abbiamo incontrato uomini e donne straordinari, depositari di tesori inestimabili della cultura popolare di tutto il mondo. Chissà come sarebbe un'orchestra simile oggi, quali strumenti suonerebbe, quale sarebbe il repertorio musicale. Innanzitutto ci chiediamo: potrebbe esistere ai giorni nostri un'Orchestra della società senza pensieri, visto che a quanto sembra la nostra società di pensieri ne ha fin troppi? E come dovrebbe essere la musica per una società senza pensieri?
Noi vogliamo una musica che aiuti ad ascoltare quello che è diverso da noi, con un atteggiamento di interesse e curiosità; una musica che ci consenta di comunicare con gli altri quando le parole non bastano; una musica che raccolga dentro di sé tutto il paesaggio sonoro della civiltà in cui viviamo, dai suoni della pietra a quelli del mare. Ci vorrebbe una musica capace di far ballare e cantare tutti i popoli sotto un unico cielo, su uno stesso fazzoletto di terra, ognuno nella propria lingua e al ritmo della propria gente, ma insieme. Fantasia e realtà ancora una volta si abbracciano per dare vita a un'avventura straordinaria in cui non ha più importanza sapere dove finisca l'una e dove cominci l'altra. Siamo tornati indietro di un secolo e abbiamo riscoperto delle cose che altrimenti sarebbero cadute nell'oblio: per noi questa orchestra è diventata la chiave per aprire una porta.