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Danilo Gallo DARK DRY TEARS

Danilo Gallo DARK DRY TEARS

Danilo Gallo _electric bass, bass VI

Francesco Bearzatti _tenor sax, clarinet

Francesco Bigoni _tenor sax, clarinet

Jim Black _drums

 

Danilo Gallo, bassista ecclettico, trasversale, creativo,
rischiatutto, sempre pronto e curioso verso nuove avventure, forma
questo quartetto che vede il fuoriclasse
batterista Jim Black, uno dei piu' grandi artefici del "downtown
newyorkese", gli italiani, ma residenti all'estero, Francesco
Bearzatti (Francia), amico di mille peripezie col Tinissima 4et, e
l'amico Francesco Bigoni (Danimarca), co-avventuriero del collettivo
El Gallo Rojo, entrambi al sax tenore e clarinetto - quindi una
frontline praticamente "doppiata" nelle voci .
Con questo gruppo Danilo Gallo da' suono alla sua anima piu'
recondita, malinco-punk-retrorock-grunge-melodica, dandole la possibilita’ di lubrificarsi attraverso la musica, usando il linguaggio
universale del jazz, rispettato e poi strizzato dai componenti del gruppo, permettendo alle lacrime di quell’anima, oscure e asciutte, di fluire.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" - Roma, Auditorium

Il Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica è trasformato, per l’occasione, in studio di registrazione. Grandi pannelli fonoassorbenti circondano le postazioni dei musicisti, ognuna con il proprio microfono a condensatore. L’impressione è proprio quella di spiare una session di registrazione privata, tanto che il leader di questa serata spiega al pubblico che, se si sente veramente la necessità di applaudire, deve aspettare qualche secondo alla fine di ogni pezzo. Il pubblico disciplinato eseguirà i suoi ordini.

Il leader in questione è il bassista pugliese Danilo Gallo, che ha presentato il suo nuovo quartetto artefice del disco che sarà edito proprio dall’etichetta dell’Auditorium parco della Musica. A supporto delle sue idee e delle sue sonorità, Gallo ha chiamato il batterista statunitense Jim Black, un jazzista dall’animo rock, uno dei più grandi artefici del downtown newyorkes, e due amici di tante avventure, Francesco Bearzatti, leader del longevo e affermato Tinissima 4et di cui Gallo fa parte, e Francesco Bigoni membro insieme a lui del collettivo El Gallo Rojo. Gli ultimi due al sax tenore e al clarinetto, Gallo invece ha alternato le 4 corde alle 6, dove per sei non si intende chitarra, bensì il Fender VI l’unico esemplare di basso elettrico a sei corde. Dal nome attribuito a questo progetto si capisce da subito che non sarà un lavoro solare, e, infatti, dopo un inizio esplosivo, già dal secondo brano si viene immersi in un atmosfera cupa, dalle tinte scure, quasi lugubri, l’andamento cadenzato del pezzo rimanda quasi ad una marcia funebre. Black si distingue subito per il suo suono corposo e il suo groove rockettaro, tra i suoi piatti una lamina in rame concava che emetteva un suono sordo e metallico molto intrigante.

I due fiati, molto simili nelle voci, si distinguevano per quelle sfumature e peculiarità che li rendono unici: più aspro, frastagliato e graffiante il suono di Bearzatti, più melodico quello di Bigoni. L’unione più interessante dei due è avvenuta quando, nell’unica ballad della serata, hanno utilizzato uno, Bigoni, il sax tenore e l’altro il clarinetto generando negli unisono un suono dolce e potente insieme. Subito dopo un pezzo dal sapore rock/progressive, quasi un manifesto di intenti per Gallo, bassista dall’animo punk/gothic. Il brano seguente si è distinto soprattutto per il solo al sax tenore di Bearzatti, un solo pieno di pathos, rabbia e padronanza tecnica.

Il tessuto ritmico indispensabile, il sottofondo energetico che ha creato le basi per la riuscita del tutto, il collante necessario della serata è stato naturalmente Danilo Gallo, che ha espresso la sua visione di musica. L’etichetta di musica jazz è utilizzata solo per conformismo, è una base su cui sperimentare ed esplorare, esprimere e confrontarsi. Aspettiamo con ansia il disco in autunno per godere della sua musica anche da casa.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" - Novara Jazz (live)
28-03-2015  Emanuele Meschini TEMPI DISPARIhttp://www.tempi-dispari.it/2015/03/31/dark-dry-tears-lanima-scura-a-novarajazz/


Il tono malinconico, assieme all’improvvisazione, è una caratteristica fondamentale della musica jazz. Molte sono le declinazioni e i modi con cui questi due tratti convivono e si fondono. Uno straordinario esempio lo ha dato Danilo Gallo venerdì 27 marzo nell’ambito della rassegna invernale di NovaraJazz. Con il progetto Dark Dry Tears Gallo è salito sul palco assieme a Francesco Bearzatti (sax e clarinetto), Francesco Bigoni (sax e clarinetto) e Jim Black (batteria), quest’ultimo senza dubbio uno dei migliori batteristi viventi.
I brani presentati a Novara sono stati tutti composti dallo stesso Gallo specificatamente per questo quartetto e hanno dimostrato come l’eclettismo e la creatività possano dipingere atmosfere diverse e avvolgenti in cui l’ascoltatore si trova al centro e da cui non può fuggire.
Le atmosfere sono perlopiù scure, ma non angoscianti. Le note mantengono alta la tensione e si insinuano in tutta la sala mantenendo lo spettatore sempre pronto ad un nuovo cambio di ritmo. È l’anima più recondita quella che sale sul palco, quella che, come dice Gallo, è “malinco-punk-retrorock-grunge-melodica”. E tutte queste influenze sono chiaramente distinguibili nell’esibizione. Come detto in apertura l’improvvisazione è fondante nella musica jazz, ma qui il virtuosismo non è fine a se stesso: il contesto è sempre fondamentale e il gesto tecnico è al servizio di un’emozione. Si va su e giù, quasi come sulle montagne russe e ogni cambio è sottolineato magistralmente da Jim Black. Si rallenta e si accelera, ci si tranquillizza e si viene coinvolti dall’energia, con estrema naturalezza, senza forzature. Sono molte le immagini che si presentano davanti agli occhi: è un viaggio mentale che passa da rappresentazioni cupe fino a paesaggi fiabeschi.
In platea ci si augura che questo viaggio non finisca perché si vorrebbe scoprire un nuovo luogo da visitare, anche se solo dentro la propria anima. Purtroppo però il concerto finisce e uscendo rimango fisse queste note straordinarie nelle orecchie e immagini splendide nella mente.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album )

di Daniela Floris per A Proposito di Jazz http://www.online-jazz.net/2016/06/13/danilo-gallo-dark-dry-tears/

Danilo Gallo, basso elettrico / bassVI
Francesco Bearzatti, sax tenore e clarinetto
Francesco Bigoni, sax tenore e clarinetto
Jim Black, batteria
 
Kathya West: Album concept, and track Titles Idea + vocals on #Paranoic personal disorder e #The Loneliness of sound
PARCO DELLA MUSICA – CD: MPRCD 76
Basso elettrico, bassVI, due sax tenori, due clarinetti una batteria. Un titolo enigmatico, e titoli dei brani in scaletta tanto inquietanti quanto attraenti (concepiti dall’artista, poetessa, performer Kathya West), una musica dallo stesso Danilo Gallo definita “malinco-punk-retrorock-grunge-melodica” e che per trovare le parole adatte a descriverla in una recensione si può solo ascoltarla dall’inizio alla fine in questo modo: una prima volta in cuffia ad occhi chiusi, una seconda volta imponendosi un ascolto tecnico per tentare di decodificarne l’essenza e la struttura, una terza volta di nuovo in cuffia e ad occhi chiusi godendone la disinvolta, onirica, strutturata eppure libera complessità. Senza etichettarla se non come “Musica di Danilo Gallo”.
Talmente libera da ogni pregiudizievole classificazione deve essere la fruizione di questi brani, che sento il bisogno di specificare che ciò che scriverò di qui in avanti è ciò che io, Daniela Floris, ho provato – pensato – creduto riguardo questo disco: ma ho anche capito che ognuno proverà – penserà – crederà un qualcosa di diverso. Non ci sono rigidi confini, né rigidi intendimenti, né regole prefissate per dare un significato ad un tale flusso sonoro.
Per quanto mi riguarda sappiate che non ho trovato nulla di lugubre o funereo nel senso comune di triste, morto, grigio, plumbeo, decomposto.
Piuttosto ho percepito una certa ironia tagliente (che è il contrario del rabbioso sarcasmo) che sorge dalla lucida, amara, consapevole constatazione di molti accadimenti della vita, magari cose, o pensieri, o persone terminano il loro corso, o quando angosce e paure prendono il sopravvento, o quando un malcelato senso di disagio si impadronisce di noi o di altri. Danilo Gallo e con lui il suo quartetto hanno la capacità descrittiva di creare fotografie sonore di eventi temuti, o funesti, o aspri, portandone alla luce tutta la loro (paradossale) vitalità. C’è molta vita nel disagio della paranoia (Paranoic personal disorder) : e il film sonoro di Danilo Gallo è da pelle d’oca, con quel tempo in 7/8 in cui l’ ostinato basso respira proprio sul sesto battito, rendendo ancora più disturbante l’ossessività della cellula ritmica, in cui si inseriscono voci anche umane sussurrate, quelle voci che  arrivano come folli ed indistinte solo a chi le guarda da fuori, ma che il paranoico sente ossessivamente dentro di se come chiarissime e reali. E’ quell’ordine ossessivo, ripetitivo e asimmetrico che proprio in quanto ordine ossessivo, ripetitivo e asimmetrico è segnale di disordine.
Cosa ne potete sapere voi, se non avete ascoltato “Death of Giant Pendulum Clock”, di quanto se la goda un orologio a pendolo gigante quando si rompe? Esso impazzisce ed apparentemente perde il ritmo fino al suo totale disgregamento, trascinandovi in una affascinante folle entropia che ha le sue nuove leggi, fatte di tentativi di rientro nei canoni a dire il vero molto anarchici: rincorse tra sassofoni che fino a poco prima erano omoritmici, groove incalzanti di batteria, che tenta di riprendere il basso… fino a quando torna a regime senza più speranza, suonando piano, verso lo spegnimento.
Tanto è importante l’improvvisazione, in un progetto come questo di Danilo Gallo, quanto lo è creare la base solida, severa, su cui improvvisare: e così in brani come “Funeral of a Memory”, i due sassofoni improvvisano su una progressione armonica discendente, a loop, che si interrompe incompiuta sul terzo grado della discesa per due volte, completandosi solo alla terza progressione. Così per tutto il brano. L’impianto armonico ritmico è accuratamente e severamente costruito, mentre l’improvvisazione dei sax è totalmente libera: è così che il quartetto ottiene un’atmosfera piena di tensione dinamica, che rimane saldamente impressa.
Quando a cantare sono i clarinetti, i brani hanno un sottofondo quasi buffo, ma possono giocare su uno sfondo di ostinati ritmici molto underground che contrasta con il timbro quasi fiabesco dei legni: così accade in “Molekularni”, ma anche in “Pearls to Pigs”.
Si può percepire un senso di attesa angosciante e di ineluttabilità in “Day of Judgement”, in cui la batteria si omologa al basso e improvvisamente se ne divincola, tendendo progressivamente ad un rallentamento che arriva a far percepire una sorta di rassegnata ineluttabile stanchezza.
Devo descrivervi anche l’uomo nero di “Boogeyman”, e le scosse di adrenalina che questo quartetto riesce a trasmettere? Non voglio fare spoiler. Ma l’invito ad ascoltare questo disco così lucidamente assurdo spero sia evidente: ve lo suggerisco con un gaudente sogghigno. Anzi, ve lo consiglio

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album )

di Joyello Triolo per Fardrock https://fardrock.wordpress.com/tag/danilo-gallo-dark-dry-tears/
Voto: 7/10

Danilo Gallo è uno di cui abbiamo avuto modo di parlare spesso. La ragione di ciò è da ricondurre alla sua poliedricità. È facile trovare Gallo in progetti sperimentali e in formazioni Rock, sia pure sui generis, perché è un musicista che non si pone limiti e che, di conseguenza, non ne ha.
Quella che ha messo insieme per questo album è una formazione piuttosto atipica con due  strumentisti come Francesco Bigoni e Francesco Bearzatti che oltre che a condividere il nome di battesimo, prestano servizio sugli stessi strumenti (Sax Tenore e Clarinetto) sorretti dalla sezione ritmica che, con Gallo, è composta dal batterista Jim Black. Con questa configurazione il combo, denominato Danilo Gallo Dark Dry Tears ha portato in giro per l’Italia un concerto di cui l’album Thinking Beats Where Mind Dies è una fedele testimonianza registrata nelle due date dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 30 e 31 marzo dello scorso anno.
Le atmosfere, degne di un eclettismo senza configurazioni di sorta, si ambientano in quel limbo indefinito tra musica tonale e sperimentazione che, quando è gestito da professionisti di questo livello, ottiene moltissimo proprio dall’energia che si sviluppa nelle esibizioni dal vivo. Difficile immaginare che i tredici brani della tracklist abbiano “suonato” allo stesso modo nelle diverse serate del tour. È piuttosto evidente che la componente emotiva ha influito per buona parte di queste gemme musicali dove i due fiatisti spennellano con efficacia temi di grande effetto per poi allargare il campo visivo verso distrazioni oniriche e lisergiche.
Con un Jazz che si macchia occasionalmente di Pop Rock gettando le basi per esperienze sonore fluttuanti, Danilo Gallo Dark Dry Tears evocano mondi moderni che, passando per la New York dei Lounge Lizards arriva con inestimabile efficacia alla Gran Bretagna di John Surman ma senza scomodare nessun nome e, al contrario, adagiandosi su uno stile autoctono con pochi eguali nel nostro Paese.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album )

di Roberto Valentini per Strumenti Musicali http://www.strumentimusicalinews.it/danilo-gallo-vitale-alfiere-del-jazz/

Thinking Beats Where Mind Dies è stato registrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma, ma riguardo ai contenuti potrebbe benissimo essere stato inciso in uno studio di New York, tali sono i rimandi alla più vitale scena jazz & postjazz di laggiù.

A confortare la tesi ci pensa un batterista dalla ben nota genialità quale è Jim Black, che insieme al bassista Danilo Gallo, leader dei Dark Dry Tears, costituisce una ritmica coi fiocchi, sulla quale si ergono i due sax (e clarinetti) di Francesco Bearzatti e Francesco Bigoni.

Al quartetto si aggiunge in due brani la voce di Kathya West, cui si deve anche il concept di un album che riflette belle idee messe in pratica con lucidità.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album )

di Marco Scolesi per Mellophonium  http://www.mellophonium.it/online/index.php?option=com_content&task=view&id=1360&Itemid=62

Con piacere torniamo a parlare, o meglio a scrivere, di Danilo Gallo, tra i più interessanti e attivi bassisti della scena jazz contemporanea. Gallo è attivo nel nord est, dove peraltro l'ho conosciuto diversi anni fa, a Padova, durante un'edizione del celebre festival jazz che tutti gli anni si svolge nella città veneta. Se la memoria non mi inganna lo vidi tra il pubblico di un live del contrabbassista Ben Allison. Era con i "sodali" del collettivo El Gallo Rojo, che mi fecero scoprire il loro mondo. Ricordi personali a parte, in questo spazio presentiamo le ultime uscite discografiche di Gallo, una a sua nome e l'altra con il trio Divikappa 3 (da sempre Gallo ama collaborare e ha in piedi diversi gruppi, su tutti i Guano Padano, senza dimenticare i Midnight Lilacs con Marc Ribot, Chris Speed e Zeno De Rossi). Partiamo da "Thinking beats where mind dies", pubblicato dalla Parco della Musica Records. Da tempo Gallo sta costruendo il suo suono, un sound vario eppure al tempo stesso decisamente omogeneo. Lo aiutano in questa ricerca i componenti del suo nuovo progetto Dark Try Tears, ovvero Francesco Bearzatti (sax tenore, clarinetto), Francesco Bigoni (sax tenore, clarinetto) e Jim Black (batteria, percussioni), più Kathya West alla voce in due brani. Un quartetto che si intende a meraviglia, capace di far uscire note inquietanti e malinconiche, ma affascinanti e avvolgenti. Le tracce, tutte scritte da Gallo tranne una, fanno emergere il talento compositivo del musicista e soprattutto evidenziano come i confini del jazz siano davvero labili. Qui Gallo, ancora una volta e con risultati eccellenti, ama rischiare, mettersi in gioco, unire e scomporre i generi. Come conferma con "Vicious" dei Divikappa 3 (Dvk Records), cioè Kathya West alla voce, Valerio Scrignoli alle chitarre e Danilo Gallo al basso. L'idea, convincente, è quella di rileggere alcuni classici del rock, da Lou Reed ai Talking Heads, dai Soft Cell ai Nirvana. Qui Gallo si spinge oltre, per far convivere psichedelia, jazz, improvvisazione, avanguardia, e qualche volta, retroguardia, come dicono i tre musicisti. E allora non possiamo più parlare di jazz, o meglio non possiamo più parlare di generi o categorie: "Per quel che penso io il jazz oggi giorno - argomenta Gallo - dovrebbe avere un'accezione molto più ampia, e ci sono, a mio parere, dischi di jazz che sono molto meno jazz di questo, nell'attitudine, nell'approccio. Vorrei tanto abolire la parola jazz, ma purtroppo l'estetica deve avere il suo corso e bisogna affiliarsi a generi per essere riconosciuti". Sante parole, da sottoscrivere. Di un aspetto siamo certi: qualsiasi cosa sia quella di Danilo Gallo è grande musica.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album )

di Enrico Bettinello per Blow Up (luglio 2016)  7/8

A volte la circostanza che sia unp strumentista molto richiesto anche da colleghi stranieri (Rob Mazurek, Uri Caine o Marc Ribot) rischia di mettere in secondo piano il fatto che il bassista Danilo Gallo e' anche un ottimo leader. Non succede spesso, ma quando succede - come ad esempio qualche anno fa con i fantastici Gallo & The Roosters - si tratta sempre di una musica forte, connotata, efficace. I Dark Dry Tears lo vedono con la batteria di Jim Black e con due sax tenore/clarinetto come Francesco Bearzatti e Francesco Bigoni, accomunati dalla condizione di "cervelli musicali in fuga dall'Italia" (a Parigi e a Copenaghen rispettivamente). La musica di questo nuovo disco si muove su coordinate care a Gallo, quelle di una sorta di suono scuro e raffinatamente bruitiste (perdonerete l'ossimoro), in cui convivono jazz downtown e rock post punk, popolaresco e antagonista senza bisogno di slogan. Ottima musica eccellentemente suonata e spesso bruciante, anche quando malinconica.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album)

di Jesus Gonzalo per Noiself Blogspot (Spain) http://noiself.blogspot.it/2016/07/danilo-gallo-dark-dry-tears-featuring.html

Nos comentaba (aquí) hace ya algún tiempo nuestro protagonista cuál era su máxima a la hora de crear: “transversalidad a 361 grados”. Y añadía, apuntalando la falta de prejuicios sobre estilos musicales: “Mis bajistas preferidos son Charlie Haden (jazz) y Lemmy (Motorhead): lo he dicho todo”.

Para situarnos en su nueva aventura, entre otras que se dedican a reinterpretar cierto repertorio ochenteno de pop-rock, hay que recuperar dos proyectos previos. En Gallo & The Roosters, en cuarteto como aquí pero con clarinete bajo y trombón como agentes melódicos ampliados también a contrabajo y batería, Gallo ofrecía puentes de gran refinación melódica pero  algo canallas entre el jazz-folk-rock acústico y la música de cámara, integrando ecos y melodías populares de Sicilia o de México.

Otro grupo interesante recogido parcialmente en este enfoque, aun siendo más eléctrico que el anterior, sería Blonde Zeros, grupo inclinado a una construcción abreviada como la que inspiraba las versiones para películas de serie B de John Zorn (luego trasladada al spaghetti trío Guano Padano) y la primera y verdadera underground Knitting Factory, donde se respiraba un contagioso espíritu punk.

Podría decirse que Dark Dry Tears, sin ser una réplica de ninguno de ellos, es una evolución o mejor una coincidencia de ambos en presente. Por un lado, mantiene saxos y clarinetes dos a dos y base rítmica con contrabajo por otro (The Roosters). Por lo que respecta a Blonde Zeros se hace visible la electrificación y una actitud provocativa y de perfil “sucio” que opera desde en el bajo con pedales y efectos y la soberbia pegada de la batería.

El imaginativo contraste figurativo y polifónico que despliega el exquisito dúo de vientos (alternando la naturaleza del mensaje melódico al pasar de clarinetes a saxo tenor) que forman Francesco Bearzatti (afincado en París) y el joven Francesco Bigoni (en Copenhague) con el bajo fibroso, efectista y de calibre grueso de Danilo Gallo (Milán) y la sujeción energética de grooves contrahechos de Jim Black (Nueva York), hacen de este trabajo uno de los discos más originales del jazz europeo actual.

Un proyecto inconformista que sugiere distintas perspectivas de escucha, siendo capaz de conectar jazz avanzado y música de cámara con punk como si nada.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album)

di Fabio Ciminiera per Jazz Convention http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2978%3Adanilo-gallo-dark-dry-tears-thinking-beats-where-mind-dies&catid=2%3Arecensioni&Itemid=11

Danilo Gallo: basso, electronic effects
Francesco Bearzatti: sax tenore, clarinetto
Francesco Bigoni: sax tenore, clarinetto
Jim Black: batteria
special guest: Kathya West: voce in The Loneliness of Sound, Paranoic Personal Disorder

La propulsione ritmica è la chiave del nuovo lavoro di Danilo Gallo, come rivela in modo esplicito e definitivo sin dal titolo. Il battito che resta anche dopo la morte di ogni pensiero porta forza e impulso a un disco concepito secondo un filo logico molto particolare: le tredici tracce compongono un discorso unitario, compatto e coerente per attitudini e sonorità, per l'intenzione di superare ogni possibile barriera tra i generi, ma il discorso si fraziona in un continuo susseguirsi di riff e di disegni ritmici ostinati e aggressivi, di manipolazioni sonore e di atmosfere disegnate attraverso incastri timbrici liberi e informali.
L'apertura di Day of Judgement, secondo brano del lavoro, si può prendere come paradigma del passo tenuto dal quartetto. I suoni definiscono l'ambiente narrativo e la dimensione emotiva in una introduzione lunga e, per certi versi, compiuta in sé nel corso degli abbondanti tre minuti del suo sviluppo: il tema viene tratteggiato dai quattro musicisti all'interno di un meccanismo che cresce e che prende nota dopo nota uno sviluppo sempre più definito e ipnotico.
Da Ornette Coleman ai Nirvana, attraversando il rock progressive più aggressivo e le colonne sonore dei film di Sergio Leone, per i Led Zeppelin, i Beatles e le derive post-punk, ogni ascoltatore ritroverà facilmente accenni, riflessi e rimandi in ogni direzione. Il gioco di Danilo Gallo e dei suoi musicisti è, in pratica, quello di aggiungere con ogni frase e con ogni passaggio una "piastrella" al proprio campo da gioco. E, in questo senso, si spiega il ragionamento fatto sopra, diventa necessario al modus operandi del quartetto il doppio binario, l'intenzione di collocare tanti elementi puntuali di varia provenienza - e, in potenza, anche distanti tra loro - all'interno della cornice sonora disegnata in modo netto dal bassista. Le tredici tracce presenti in Thinking Beats where Mind dies supera ogni confine tra i generi musicali e si arricchisce di continuo di stimoli convergenti da ogni direzione: Danilo Gallo, insieme a Francesco Bearzatti, Francesco Bigoni e Jim Black, punta ad una sintesi unitaria per quanto siano poi riconoscibili i punti di partenza e leggibili i richiami ai vari generi. Una concezione ritmica incalzante, ossessiva, tagliente e ipnotica, richiama il pulsare del battito presente nel titolo e sostenuto con una applicazione intensa e sicura dal basso e dalla batteria. La front line affidata ai due sassofoni tenore e ai due clarinetti permette di passare in maniera veloce dalle dinamiche del quartetto pianoless a certi incroci di chitarre elettriche presenti nei gruppi rock e di portare ancora meglio a compimento il discorso presente nelle composizioni. L'aderenza dei quattro musicisti agli stimoli proposti dal bassista, la confidenza reciproca innescata dalle varie collaborazioni, le varie esperienze collezionate nel corso degli anni rendono ancor più compatto il lavoro e portano al suono una dimensione collettiva.
I pochi passaggi principalmente melodici sono affidati al dialogo tra i due sassofoni e, in The loneliness of Sound, si affianca loro anche la voce di Kathya West. In Paranoic Personal Disorder, invece il ruolo della cantante si inserisce nel racconto emotivo del brano: la cantante è anche autrice del testo del brano oltre che del "concept" generale dell'album e dei titoli delle singole tracce. In ogni caso, i passaggi melodici o informali, le sezioni dove si placa il pulsare della ritmica rappresentano, in qualche modo, i respiri del quartetto, la "controfase" del movimento perpetuo scatenato dalle composizioni di Gallo. Le lacrime asciutte e scure, evocate dal nome della formazione, si ritrovano nell'ambientazione scabra che accompagna il lavoro e rimanda ai panorami tracciati dai romanzi distopici, al disegno dei possibili futuri immaginati dai vari autori.
Danilo Gallo esplora quindi in un lavoro articolato e composito, grazie i suoi oltre settantuno minuti, le tante implicazioni possibili e i risvolti portate nelle tredici tracce e di confrontarle con la cornice definita dai suoni del quartetto: una cornice perentoria ma non dogmatica, che permette ai musicisti di trovare ogni volta - e per ogni tassello aggiunto - la chiave per dare corpo e sostanza alla molteplicità di spunti presenti nei brani. 

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album)

di Libero Farne' per Musica Jazz Novembre 2016 (cd del mese)

Fra i notevoli cd editi nel 2016 dall'etichetta romana spicca questo lavoro della singolare formazione Dark Dry Tears allestita dal bassista Danilo Gallo. E' innanzitutto vincente l'anomala accoppiata Bearzatti - Bigoni, che nei vari brani suonano entrambi o il tenore o il clarinetto, intrecciandosi in modo inscindibile. Distinguere le loro voci screziate, vibranti, corrusche o insinuanti costituirebbe un intrigante e problematico blindfold test, se le note di copertina non precisassero che Bigoni viene diffuso dal canale destro dello stereo e Bearzatti da quello sinistro.L'apporto di Black e' determinante: al suo senso ritmico perentorio e complesso fa riscontro un sound conseguente, che a volte possiede inflessioni scintillanti sui piatti e piu' morbide sulle pelli. Dal canto loro la chitarra basso e l'elettronica del leader forniscono perennemente quel sostegno alonato e ronzante divenuto negli anni assai personale. Dei tredici brani, tutti scritti da Gallo tranne uno firmato congiuntamente ai due sassofonisti, quello d'apertura funziona come brano manifesto per i suoi decisi caratteri melodici, strutturali e timbrici. Poi si susseguono situazioni diversificate, ben delineate su temi e tempi spesso medio lenti, concependo uno dei dischi piu' maturi dell'attualita' jazzistica italiana.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album)

di Stefano Oliva per Kathodik http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=6401

L’incipit misterioso di Boogeyman sfocia in un groove granitico che introduce l’ascoltatore nel mondo del bassista Danilo Gallo. Il musicista foggiano, classe 1972, insieme alla batteria di Jim Black e a Francesco Bearzatti e Francesco Bigoni (entrambi al sax tenore e al clarinetto), dà vita a un lavoro preciso e potente, che trova ispirazione nell’opera di Kathya West, cui si devono il concept dell’album e i titoli dei brani. In uno scenario inquieto e paranoico (si pensi al suono elettronico, come un allarme incessante, che segna il tempo in Day of Judgement) si muovono i fiati, di volta in volta lirici o sottilmente ironici (è il caso dell’arabesco che si alterna alle note puntate in Molekularni Vandalizem). Protagonista assoluta di Death of a Giant Pendulum Clock è la batteria, con le sue ricerche ritmiche e le sue improvvise impennate; il tempo, questa volta dispari, spezzato e riarticolato, è al centro anche di Paranoid Personal Disorder, in cui una sorta di drammaturgia rock è esaltata dagli interventi di una voce sussurrata e dolente. Le etichette qui lasciano il tempo che trovano: jazz, rock, punk, progressive, metal… la sapienza del quartetto sta nel produrre un lavoro di ampio respiro mobilitando numerose e diverse risorse con coerenza espressiva, permettendo che l’ascoltatore si immerga in un panorama angoscioso e desolato ma al tempo stesso magnetico e affascinante. Così ad esempio in The Flight of an Incubus, con un giro di basso assassino che inchioda l’orecchio alla cuffia. Discontinui e frammentari Thoughts in Pills agitano la mente che si sporge sull’abisso – un abisso che non ci stanchiamo di spiare.

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Danilo Gallo "DARK DRY TEARS" / Thinking Beats Where Mind Dies (album)