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Giorgio Pacorig & Danilo Gallo ZWEI MAL DREI "We Hope We Understand"

03-04-2011

varie

GIORGIO PACORIG _piano

DANILO GALLO _doublebass

GERHARD GSCHLOESSL _trombone

DANIELE D'AGARO _clarinet, tenor sax

JOHANNES FINK _doublebass, cello

CHRISTIAN LILLINGER _drums

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BOOKING: GREEDOMUSIC http://www.greedomusic.com

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C'e' molto Mingus in questo cd: quello dagli intrecci raffinatamente cameristici degli esordi, quello ribollente degli anni Sessanta e anche quello piu' orchestrale e pacato di fine carriera. Ovviamente le temperie, la malizia tecnica e la consapevolezza dell'interplay sono qui del tutto attuali, ma la loro derivazione dal modello mingusiano appare palpabile. Il repertorio e' vario: da "Balladina" di Mal Waldron a "345" di Dolphy; da due titoli ellingtoniani a due scritti da Pacorig; da un'improvvisazione collettiva "Balladimpro", ad un brano a testa di Gallo, Fink, Gschloessl. Tutto pero' si evolve con logica, a mo' di suite; un'improvvisazione palpitante, sostenuta dall'impalcatura degli arrangiamenti, attualizza con estrema sintesi il linguaggio di una tradizione intramontabile. Nella sontuosa cornice fornita dai due contrabbassisti e dal drumming di Lillinger si inseriscono il pianismo immaginifico di Pacorig e la formidabile accoppiata dei fiati: un D'Agaro ai suoi vertici e il meno noto ma efficacissimo Gschloessl.

CONSIGLIATO DA MUSICA JAZZ

Libero Farne' _Musica Jazz _maggio '11

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"We Hope We Understand!" e' costruito sovrapponendo alle ritmiche ben strutturate di Christian Lillinger, la combinazione dei due bassi di Danilo Gallo e Johannes Fink e l'improvvisazione collettiva dei fiati che sviluppano una sorta di linguaggio di New Orleans in chiave moderna/lisergica. I temi interessanti proposti sono molti: "Balladina" e' una ballad introdotta da 2' di musica moderata e misteriosa seguito da un tema lirico armonizzato in maniera bizzarra, mentre in "Hinter den Alpen" segue all'introduzione dei bassi un bel tema che contrappone l'unisono di pianoforte e clarinetto ai fiati. Notevole "Half The Fun": il bel riff di basso (in un inusuale Do# minore) lancia l'interessante solo di piano, mentre pertinente ed intensa e' la chiusura con "345", tema di Dolphy qui rivisto per due contrabbassi e piano.
(EM) _Jazzit

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Zwei Mal Drei, due volte tre. Pacorig e Gallo - recentemente protagonisti di un progetto elettrico, "God Fried Finger", per la stessa etichetta - stavolta hanno optato per un doppio trio ed una dimensione totalmente acustica, connotata dall'impronta delle avanguardie storiche. La formazione italo-tedesca e' frutto e al tempo stesso veicolo di molteplici esperienze. Oltre alla consolidata frequentazione dei leader, Gschloessl ha gia' avuto modo di essere ospite del circuito El Gallo Rojo, lavorando con Gallo & The Roosters ed incidendo con il gruppo Schmittmenge Meier, di cui tral'altro fa parte Lillinger. Quest'ultimo e Fink sono attivi a Berlino, dove Pacorig si e' recentemente trasferito. Infine, per D'Agaro si tratta di un'occasione per approfondire i suoi contatti con la scena tedesca, di cui e' profondo conoscitore.
Gia' nell'iniziale "Television World", Gschloessl dimostra di seguire le tracce di Mangelsdorff e dei fratelli Bauer, in un contesto free certamente memore della Globe Unity di Von Schlippenbach. Un impeto di liberta' ed urgenza espressiva che si ripercuote nell'arco di tutta l'incisione: su impianti ritmici diversificati, spesso a tempo libero, i contrabbassi e i violoncelli creano fitte trame, mentre a clarinetto (o tenore) e trombone sono demandati densi impasti, scambi serrati e concitate polifonie. Un dato facilmente rilevabile, ad esempio, in "Balladimpro", risultato di un'improvvisazione collettiva. Tale approccio penetra anche il materiale altrui, radicalmente rivisitato. La melodia di "Balladina" di Mal Waldron emerge poco a poco dal gran lavorio di corde strappate e raschiate. Alle strayhornane "Half the Fun" e "Strange Feeling" e' riservato un diverso trattamento: il primo tema e' frammentato geometricamente; il secondo e' un viatico per vocianti polifonie in cui spicca un tenore ayleriano. La linea tematica di "345" di Eric Dolphy e' invece enunciata quasi sottooce dal contrabbasso di Gallo, sempre controbilanciato da Fink, con un sottofondo pianistico che sembra provenire da un vecchio strumento verticale, ed un fruscio simile ad un vinile consumato.
Da mensionare la prestazione di Pacorig, sempre parsimonioso ed incisivo nei suoi interventi, cosi' come, infine, sono da sottolineare con forza la coesione e la disciplina del collettivo.
Enzo Boddi _JazzColours _gen 2011

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Questa nuova fatica italo-tedesca del collettivo El Gallo Rojo e' un piccolo gioiello di liberta' improvvisativa.
Partono da Strayhorn, da Eric Dolphy, ma forse e' in certe esperienze creative newyorkesi degli anni Settanta (inspiegabilmente dimenticate e forse troppo poco note anche ai musicisti piu' curiosi) che andrebbe ricercata una paternita' a questi suoni.
Su tutti, oltre ai leaders, Daniele D'Agaro alle ance e Gerhard Gschloessl al trombone, per un lavoro che, in quanto a equilibrio e colori, e' tra i piu' emozionanti degli ultimi tempi.
(8) Enrico Bettinello Blow Up

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Val la pena di cominciare subito dal momento magico di questo disco: l'emozionante rilettura di "Strange Feeling", tema poco battuto dell'ellingtoniana "Perfume Suite".  Il modo in cui il quintetto internazionale guidato da Danilo Gallo (contrabbasso) e Giorgio Pacorig (pianoforte) rivisita il brano mostra non solo la bravura e la freschezza d'ispiirazione dei sei, ma anche la potenzialita' che ancora offre tuttal la storia del jazz. E poco importa se sull'interpretazione aleggia l'ombra lunga del Gato Barbieri (con Roswell Rudd) di "The Third World"; anzi, essa moltiplica in modo ancora piu' vibrante le rifrazioni del passato sulla musica d'oggi. Anche il brano finale, "245" di Eric Dolphy (che acquista, chissa' perche', un centinaio di numeri sul libretto del disco), ha un'impaginazione molto originale, basato com'e' sul gioco dei due contrabbassisti, Gallo e Johannes Fink, e su un finto crepitio di vecchio vinile (chi ricorda ancora che gli lp si rovinavano sempre sugli assoli di contrabbasso?). Ottimi tutti, impegnati su altri classici e su diversi temi originali: Daniele D'Agaro diviso fra sax tenore e clarinetto, Gerhard Gschloessl al trombone e Christian Lillinger alla batteria.

Claudio Sessa Giornale della Musica (Novembre 2010)

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JAZZMAN febbraio 2011  (FRANCE)

Sans vouloir tomber dans le cliche' on pourrait dire qu'il y a dans cette reunion italo-germanique inedite (a ma connaissance) un petit cote "Nino Rota et Kurt Weill se rencontrent au festival de Willisau" (pour choisir un terrain neutre). Meme si les compositions non signees des protagonistes de ce sextette sont dues a Mal Waldron, Billy Strayhorn ou Eric Dolphy, on entend ici a l'oeuvre une esthetique expressioniste matinee d'une approche free qui sonne typiquement europeenne tout en ayant absorbe' certains elements pouvant renvoyer a l'Art Ensemble of Chicago, Anthony Braxton ou Carla Bley, bref a des musiciens US familiers du Vieux Continent. Dire que cette approche est fondamentalement originale serait exagere' mais l'enterprise a de la tenue, possede une reelle coherence et fait montre d'une sincerite' indeniable. Les alliages de sonorites sont d'une richesse et d'une subtilite' apprecciables, chaque musicien apporte sa pierre a l'edifice, soit par ses qualites propres (les Berlinois Fink, Lillinger, Gschloessl etat a mon gout particulierement remarquables), soit par un sens aigu du jeu collectif. Bref ce sextette a deux basses met a nouveau en evidence - s'il en etait besoin - le fait qu'en Europe, et hors de nos frontieres, s'epanouit une scene jazz multiforme et aventureuse a propos de laquelle il nous reste beaucoup a decrovir et apprendre.
Thierry Quenum

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Label dagli enunciati scanzonati e graffianti, di fatto una realtà più che concreta nell'ambito internazionale, l‘italiana El Gallo Rojo continua a mettere a segno nuove tessere nel mosaico del "jazz che osa", costruendosi una discografia via via più credibile e che ha dal suo canto artisti non di secondo piano tra cui Franco D'Andrea, Stefano Senni e il qui presente Daniele D'Agaro. Oltre al "presidente & sommo produttore di gravità ritmiche", il bassista Danilo Gallo Sanchez, e il pianista Giorgio Pacorig la formazione del presente We hope we understand, registrato a Berlino, riunisce una triade italica completata dal possente sassofonista friulano D'Agaro, di regolari e fertili frequentazioni nord-europee, ad una giovane controparte germanica rappresentata dal trombonista Gerhard Gschlößl e, personaggi a noi più noti e di buona rappresentazione discografica, il bassista Johannes Fink e l'enfant terrible della batteria Christian Lillinger. Le scelte strategiche dell'etichetta ma anche le personalità qui coinvolte introducono al programma di un album che, come i suoi protagonisti, svela felicità d'incontri tra l'attenzione verso il segno classico e le urgenze e idiosincrasie del cifrario free. Energeticamente introdotto dall'insieme arioso e concitato Television world, il sestetto dà prova di versatile cambio d'assetto nella waldroniana Balladyna, qui trattata in forma d'elegia stralunata, pulviscolare e dalle tensioni rarefatte, umori e stilemi condivisi dalla brulicante invenzione collettiva Balladintro, svelando quindi un senso sincopato della progressione orchestrale nel dinoccolato Hinter der Alpen. Si sfocia nel lacerato blues di Strange Feelings (ripreso da Billy Strayhorn), in cui la sintesi classicheggiante apre ansiogene feritoie a più venefiche polveri di strada, concludendosi l'intelligente raccolta in ectoplasmica evocazione citando la lunga suite 245 di Eric Dolphy (qui "rinumerata" in 345) sovrapponendo al piano-fantasma di Pacorig, che si diverte a camuffarsi da incisone archeologica, la fitta scansione dei bassi di Fink e Gallo. Apprezzandone anche le spire serpiginose e l'emissione piena e concentrata di D'Agaro, e la percussione di Lillinger, che tesse in elasticità le sue spiazzanti architetture, siamo in presenza di un altro colpo piazzato di Gallo Rojo, alfiere sensibile e attivo del suono già liberato e tuttora in ebollizione. 

Romualdo del Noce _JAZZCONVENTION

http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=706:giorgio-pacorig-a-danilo-gallo-zwei-mal-drei-we-hope-we-understand&catid=2:recensioni&Itemid=11

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Beh, ormai non è più una novità. Leggi El Gallo Rojo e sai quello che trovi. Cioè un prodotto sicuramente di qualità, fresco, originale, creativo, talvolta un po' bizzarro o non pienamente compiuto, ma mai banale, noioso o scontato. L'etichetta/collettivo di Verona non sbaglia un colpo e, uno dopo l'altro, sforna dischi che lasciano il segno. Come questo We Hope We Understand! a nome di Giorgio Pacorig e Danilo Gallo dove, insieme a musicisti tedeschi e al friulano "olandese" Daniele D'Agaro, mescolano Ellington e Dolphy, Waldron e Strayhorn con una manciata di composizioni originali dalla forma assai libera e dalla forte impronta improvvisativa. Che c'entrano maestri così diversi con improvvisatori abituati a frequentare ben altri lidi stilistici? C'entrano, state tranquilli, perché la musica di quei grandi del passato è immediatamente riconoscibile (l'inconfondibile Ellington touch, gli accordi secchi, devianti e ossessivi di Waldron, la geniale obliquità di Dolphy), profondamente contemporanea e con i germi seminali per aprirsi a scenari futuri. E assai lontana dalla banalità. Ed è questo il proposìto, non dichiarato ma ben leggibile tra le righe, di We Hope We Understand!. Gallo, Pacorig e compagni mischiano "sacro" e "profano" con intelligenza, interpretando gli standard con una giusta miscela di rispetto e di arditezza, e licenziando gli originali con richiami più o meno espliciti ai grandi maestri citati. "With Style and Feeling" di Pacorig, per esempio, si sviluppa come una composizione di Strayhorn interpretata da Eric Dolphy al posto di Johnny Hodges e arrangiata da Waldron. Ed è magnificamente attuale! "Hinter Den Alpen" mette in mostra la ricchezza cromatica e lo swing delle orchestre di Ellington ma è percorsa dai fremiti free che D'Agaro conosce bene anche grazie alle sue frequentazioni olandesi. Sul versante degli standard particolarmente interessanti risultano "Balladina" di Waldron, se possibile ulteriormente prosciugata, spogliata e trasformata in una metafisica, delicatissima improvvisazione, e la conclusiva "345" di Dolphy, blues a due giocatori nel quale Gallo gioca la carta possente ed elastica del suo contrabbasso e Pacorig rilancia con un piano dal sapore "vintage".

Valutazione: 4 stelle

Vincenzo Roggero _All About Jazz    http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5725

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Febbrile e multicolore, questo è 'We Hope We Understand!'.
Un pizzico d'Europa, umori afroamericani in libero zampillo, qualche granello di sabbia felliniana nelle scarpe.
Il collettivo italo-tedesco, capitanato da Giorgio Pacorig al piano e Danilo Gallo al basso, si produce in uno dei numeri migliori, dell'intero catalogo El Gallo Rojo.
Leggerezza nella scrittura, aperture impro secche e veloci, una preziosa vena ironica ad infarcire il tutto.
Un ascolto piacevole e stimolante, che si orchestra fra numeri originali ed acute riletture ( con apice, nell'emozionante Strange Feeling di Strayhorn).
Tradizione, disciplina, gioco.
Nulla manca in 'We Hope We Understand!'.
La sensazione tattile, che il meglio debba ancora venire.
Preziosa congiunzione testa/cuore/sudore.
Ne vogliamo di più!

Valutazione: 4 stelle

_Marco Carcasi _Kathodik    http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4712

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Ninguno de los títulos que ofrece el sello italiano pasa desapercibido. Como ya sucedía en Einfalt, esta formación en sexteto y doble bajo se constituye uniendo músicos italianos y alemanes. Si en aquél prevalecía un sonido más enfocado al mundo camerístico contemporáneo en éste el marco conceptual a desarrollar gira en torno al free jazz, aunque, precisamente, toma para ello un repertorio externo a él con focos de atención tan señalados como Mal Waldron, Ellington, Strayhorn y Eric Dolphy. De este modo, pivotando sobre los anteriores y despegando los ejes de expresión en motivos más fragmentados en las composiciones de Pacorig (blues en los bordes figurativos de David Murray en Style and Feeling) se consigue disponer de un campo narrativo (más visible en los trípodes Ellington-Strayhorn-Pacorig o ya hacia el final entre la pieza colectiva Balladimpro, Self Service Berlin de Gallo y Dolphy) de interesantes conexiones con la música de Monk a través de Steve Lacy (tema incial Televisión World de Gschlöβl) y la atracción holandesa por Dolphy. El contrapunto en los bajos se muestra claro al principio de los temas Hinter den Alpen, Auf und Geht y en el blues esquivo con un piano “alejado” que sirve de despedida en 345 (Dolphy). Sólido, estimulante e imaginativo.

_Jesús Gonzalo _Cuadernos de Jazz, septiembre-2011