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It's Nine o'Clock - THE HUMANS

13-09-2011

various

Certo che quelli di El Gallo Rojo una ne pensano e cento ne fanno. In un periodo in cui la tendenza è quella di ritornare ad un minutaggio sempre più prossimo a quello del vecchio vinile, ti licenziano un lavoro che sfrutta completamente gli ottanta minuti consentiti dal CD. Poi si inventano un'ora immaginaria, le nove della sera, in cui accadono contemporaneamente fatti immaginari, in luoghi del mondo che immaginari non sono.
E mettono insieme il poeta anarchico spagnolo Chico Sanchez Ferlosio con il songwriter brasiliano Chico Buarque de Hollanda, la lirica più famosa del poeta siciliano Ignazio Buttitta e una canzone dei Crests giunta al secondo posto nella classifica di Billboard nel 1958, più una manciata di testi originali dagli umori elettrici, dalla scrittura a volte ermetica e dai risvolti spesso inquietanti.

Aggiungiamo un libretto dalla grafica acida che è un piacere per gli occhi e incominceremo ad avere un idea di quello che The Humans, questo il nome del gruppo, ci propone in It's Nine O'Clock. Il gruppo, per l'appunto, che sciorina un alchimia tutta speciale perché, supportate dalla ritmica poderosa fornita da Danilo Gallo e Massimiliano Sorrentini, presenta due chitarre elettriche d'eccezione.

Quella di Enrico Terragnoli, mago del suono e degli effetti senza effettismo, e quella di Simone Massaron, rivolta ad una sperimentazione spesso spericolata. Infine, la voce eclettica, versatile, imprevedibile, trasformista di Silvia Donati. Da un cocktail siffatto non poteva uscire che un disco perlomeno sorprendente, attraversato dalle stimmate della genialità, senza ombra di dubbio una delle cose migliori prodotte in questo 2011.

Desierto de Tabernas, Spagna. "Sixteen Candles," voce di cartavetro, la musica del diavolo che brucia al sole del deserto, le chitarre che strisciano come serpenti tra rocce roventi.
Rua de Sao Victor, Portogallo. "Outra Roda Viva," The Humans incontrano Arto Lindsay per una chiacchierata in famiglia. Brasile, naturalmente, ma l'apparente calma piatta non promette niente di buono.
Calle Fortuna, Madrid, Spagna. "Gallo Negro, Gallo Rojo," la Guerra Civile sullo sfondo, la forza di ribellione di un popolo, la bellezza di una melodia, i segni di una speranza in pochi accordi di chitarra e nella voce.
Via Spinuzza, Cefalù, Sicilia. "Un populu," il dialetto siciliano come grido di libertà universale, a metà strada tra madre africa e nevrosi metropolitane, chitarre distorte e scosse elettriche.

E poi molti altri luoghi/non luoghi, altre storie, altri sogni, altri incubi, altre speranze.

Semplicemente imperdibile.

Valutazione: 4.5 stelle

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Gli ottanta minuti dello spiazzante "It's Nine O'Clock" assemblano soluzioni scavalcanti epoche e generi. S'odono il jazz moderno, le folli/dissonanti/punzecchianti sei corde della Magic Band beefheartiana, il blues sulfureo, la contemporanea, i testi al vetriolo, brevi incursioni nel dark-metal. Meravigliano l'incantatoria psichedelia, gli accordi d'acciaio e le timbriche acidule dei chitarristi/polistrumentisti Enrico Terragnoli e Simone Massaron, predisposti pure alle manipolazioni, all'elettronica, al noise e al minimalismo. Anche Silvia Donati e' una presenza decisiva. Musicalmente trasversale, la cantante si distingue per l'inusuale scrittura e innanzitutto per la voce/prototipo profonda, scarnificata, polivalente, granulosa, spesso ironica. Crediamo che Donati, oggi, non abbia eguali ne' in Italia, ne' in Europa (batta un colpo chi ne conosce un'altra simile). Sono al solito garanzia le cadenze fluide e aeree di Gallo e Sorrentini. Un lavoro tra i piu' intriganti dell'anno. Da ascoltare ripetutamente.
Enzo Pavoni per Jazzit (Bollino "Jazzit likes it")

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The Humans è un quintetto di avant-blues songwriting mutante, con la voce di Silvia Donati, le chitarre di Terragnoli e Massaron, il basso di Danilo Gallo e la batteria di Massimiliano Sorrentini che firma anche l'elaborato artwork. Giro del mondo alle 9 di sera, con scurezze tex-mex da cui spunta Chico Barque, polveroso e denso, a volte anche a scapito di una maggiore fluidità. (6/7)

Enrico Bettinello _Blow Up

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Distante dall'"intrattenimento corretto", il progettuale El Gallo Rojo - un collettivo i cui soci sono abituati a mescolarsi in infinite combinazioni - con "It's Nine O'Clock" sforna una prova di lunga durata (79'52") imbottita di acido solforico, registrata dal quintetto The Humans.
Responsabili della costruzione di questo lavoro sono le chitarre lancinanti e i loops dei geniali Enrico Terragnoli e Simone Massaron (nomi da tenere a mente), il basso e i vari "aggeggi" di Danilo Gallo, i ritmi magistrali di Massimiliano Sorrentini e, dulcis in fundo, la voce senza uguali di Silvia Donati, probabilmente la piu' originale del decennio. Oltre alla stringatezza della dizione, alla granulosita' e alla polivalenza del timbro, alla pari dei colleghi la Donati meraviglia per l'ispirazione, per la pianificazione e l'inusuale scrittura.
Sostenute dai sincronismi della coppia Gallo/Sorrentini impazzano le sei corde smaniose-lisergiche-dissonanti di Terragnoli e Massaron, rimandanti alla punzecchiante psichedelia della Magic Band Beefheartiana: i cluster assecondano la ricercata fraseologia della Donati.
"Sixteen Candles", "Calimeri Pulsanti" e "Red Eggs" paiono lame d'acciaio; "Un Populu" e' blues stravolto; "Guerra Civil" porta alla mente i rivoluzionari antifranchisti; "Gioca Jouer" e' una sardonica ridiscussione (in termini di soddisfazione sessuale) del rapporto uomo/donna; "Outra Roda Vida" e' un'ipotesi di musica brasiliana destrutturata; "Seven Miles" e "Non Fidatevi" inebriano con scansioni tribali; "500" e' innervata dalle reiterazioni elettroniche. In "Non Fidatevi" intriga poi la dialettica discorsiva a la Demetrio Stratos della Donati. Pur contemplando proposte poco abusate, "It's Nine O'Clock" non e' particolarmente arduo da metabolizzare.
_Enzo Pavoni _Audio Review

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Pout pourri di stili, generi, profondità interpetative per questo ennesimo geniale “prodotto” della officina di El Gallo Rojo, che nasce, e fuoriesce, dall’ambiente jazz italiano. Le classificazioni perdono di senso al cospetto di questo articolato progetto denomiato The Humans, firmato Silvia Donati voce, Simone Massaron chitarra elettrica, Enrico Terragnoli chitarra acustica ed elettrica, Danilo Gallo basso e Massimiliano Sorrentini batteria. Oltre a suoni, strumenti, rumori, loop, samples e quant’altro possa scaturire da una vena creativa ispirata e mai autoreferenziale. Una delle cose più interessanti ascoltate quest’anno, non per tutti, certamente per temerari.

_Marco Caponera _Rockerilla _ http://www.rockerilla.com/?p=1971

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Come sempre il collettivo musicale El Gallo Rojo Records ci presenta dischi fuori dalla consuetudine di quello che pensano i produttori, non solo nostrani. Stanno lì, fuori dalle tendenze delmomento, a inventare quelle del futuro o a cogliere quello che è stato accennato nel passato e che necessistava di un piccolo colpo di genio per essere sviluppato completamente. Alle nove della sera, come ci suggerisce il titolo del disco, ne succedono di cotte e di crude, di tutti i colori e persino in bianco e nero con sottofondo giallo, come il booklet che ci dà le istruzioni necessarie sui testi. Le geometrie sghembe della musica portano ad un mondo poliglotta di stili e lingue che da un brano all´altro si inseguono per delle immaginarie convergenze parallele negli gli ottanta minuti del disco, andando praticamente ai confini fisici del supporto digitale. Il blues di Sixteen Candles ci riporta dalle parti di Captain Beefheart, un incontro benvenuto. Il Brasile non poteva mancare, ma non quello delle cartoline con la spiaggia ed il carnevale. Outra Roda Viva è di Chico Buarque de Hollanda con le chitarre distorte. Ed ancora Ignazio Buttitta con una famosa poesia in vernacolo dall´aspetto afro/world/elettrico e il ricordo della guerra civile spagnola in cui i due galli, nero e rosso, sono sinonimi dei due schieramenti politici, prima che l´ombra della dittatura oscurasse definitivamente qualunque dialettica dei colori. Il tema della banalità della stampa contemporanea nazionale è affrontata con Gioia Jouer. Un testo estrapolato da qualche pagina per giornali femminili con sottofondi da Orgasmic Music. A quando qualcosa con discorsi di politici? Oltre alla cantante, Silvia Donati, ci sono le chitarre di Simone Massaron ed Enrico Terragnoli, il basso di Danilo Gallo e la batteria di Massimiliano Sorrentini più strumenti di vario tipo che contribuiscono al suono così speciale del disco. Fra psichedelia e rumore, deserti texani e blues, si sviluppa un discorso che tiene inchiodati persino con la bossa nova Bebadissimo in cui si evoca l´aura di Arto Lindsay.
Imperdibile!

_Vittorio Lo Conte _Music Zoom _http://www.musiczoom.it/?p=5115

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Getto subito la maschera. Non amo particolarmente il vocal jazz o il cantato. Tranne ovviamente rare eccezioni: Chet Baker, Bobby Mc Ferrin, Carmen Mc Rae, Cassandra Wilson e l'immensa Billie Holiday. Eppure Silvia Donati, cantante del collettivo El Gallo Rojo, mi convince. Esiste infatti qualcosa di particolare nella sua voce: dotata di grande emotività, riesce a dominare perfettamente ogni registro, mantenendo sempre un'elegante e particolare estensione. Si evince dall'ascolto degli ultimi suoi due cd, entrambi usciti per El Gallo Rojo. Ma andiamo con ordine. Il primo è il progetto The Humans dal titolo "It's nine o'clock" e comprende, oltre alla Donati, Simone Massaron ed Enrico Terragnoli alle chitarre, Danilo Gallo al basso e Massimiliano Sorrentini alla batteria (sue anche le illustrazioni inserite nel libretto e sulla copertina). Originale il pretesto: le nove della sera in molte città del mondo. "Accadde alle nove di sera dello stesso giorno di quello stesso anno. Johnny Foxx ruppe un uovo sul vetro della finestra subito dopo il telegiornale della sera. Nessuno sentì nulla perchè il clacson di una Dodge del '76 impazzì nello stesso istante. L'albume macchiato di rosso scese lungo la fessura del condizionatore d'aria, mentre un piccione, sceso sul cornicione, cercava di mangiarselo a bocconi piccini piccini", sono le note che accompagnano il lavoro. Ricerca e sperimentazione e una versione superba di "Los dos gallos" di Chico Sanchez Ferlosio. Consigliato ai curiosi. L'altro progetto invece, "To infinity and beyond" a firma del gruppo Ja Vigiu Plamja, risulta più accessibile, anche se dipende dai punti di vista. Tutti brani originali tranne due brani di Billy Strayhorn. In questo caso con la Donati ci sono Federico Squassabia alle tastiere, Massimiliano Sorrentini alla batteria, Enrico Terragnoli al banjo in una traccia e soprattutto Francesco Bigoni al sax tenore, che regala alcuni momenti degni di nota. Ja Vigiu Plamja in russo significa “vedo una fiamma” e si riferisce a ciò che venne captato nel lontano 1965 dai fratelli italiani Judica Cordiglia, radioesploratori del cosmo. Prima di Gagarin, questa è la voce di una cosmonauta russa mai tornata dall’ignoto dello spazio profondo e di cui il mondo non seppe mai nulla. Da questa avventura italiana radiocosmica il gruppo nasce e ad essa si ispira. Il cd attraversa la poesie di Sylvia Plath, le composizioni di Billy Strayhorn e i ritmi funk con un tocco di psichedelia: jazz, rock e poesia si sovrappongono, intrecciano i propri istinti in una miscela intensa, romantica e mercuriale. In sostanza le due anime di Silvia Donati, quella più inquieta e quella più rilassata. Appuntatevi il suo nome. Sentiremo ancora parlare di lei. 

_Marco Scolesi _Mellophonium _http://www.mellophonium.it/online/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=83&Itemid=62