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"8888" FALSOPIANO

01-01-2012

various

Nuova e interessante pubblicazione del collettivo El Gallo Rojo, al solito acutamente pianificata. L'infinita' di situazioni del multi/direzionale "8888" - ben due pianisti in prima linea - sono unificate da intenzioni universali: atmosfere impressionistico/contemporanee (Goodbye Venezia, Taijitu Kuchen, A Cup of Tao), tradizionalmente jazzistiche (The Last Mouse on Mars, Continoom), piu' o meno informali (Round Trip, Meteo-rite, Hypostasis, Zhuangzi e Huizi), addirittura drum and bass (Ligeti Meteor), o inclassificabili (Musica Ricercata), o con il piano preparato (Aliens from Bali). Colpiscono la padronanza lessicale, i metallici cluster e le affilate asimmetrie di Santimone (canale destro) e Pacorig (sinistro), meravigliosamente assecondati dalla modulare dinamicita' della ritmica Gallo/Jeric. E' inoltre riproposta la sesta micro-scheggia di Sechs Kleine Klavierstucke op.19 di Schoenberg (1911), una mini suite che nel 2010 Santimone ha gia' affrontato per intero - radicalmente trasfigurata - nel magnifico "Ecce Combo".


_Enzo Pavoni per Jazzit (Bollino "Jazzit likes it")

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I Falsopiano accostano i due pianoforti di Giorgio Pacorig e Alfonso Santimone, con ancora Gallo e Aljosa Jeric alla batteria: lo sguardo al Novecento (il Ligeti "minimale" di Musica Ricercata, Schoenberg, ma anche l'Ornette Coleman di Round Trip) informa anche le improvvisazioni collettive, controllate quanto incisive. Bello. (7)

_Enrico Bettinello _Blow Up

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Arguzie e sottigliezze agitanti s’avvicendano in questo lavoro di tratto elegante, di concezione cameristica, composto, ma anche percorso da impennate di solennità: un certo spirito novecentesco, ma più ampiamente un corposo e vitale fantasma della classicità, s’aggira lungo un’incisione che non avrà il crisma assoluto dell’originalità ma certo è di efficace caratterizzazione stilistica.
Il programma ci informa di un triplice omaggio ai classici, se come tali si vogliono associare i maestri di due diverse fasi delle avanguardie del secolo scorso, Arnold Schönberg e György Ligeti al più probabile padre putativo del free, Ornette Coleman, corpi e pensatori non così estranei, considerata la qui riuscita e fluida fusione tra le fome “liberate” del jazz e le non sempre parallele tensioni devianti della contemporanea.
Avviandosi nel passo sghembo dell'esotica intro A cup of tea (ripresa in spirito nella più distante Aliens from Madura) il libero discorso procede nel bizzarro e astutamente fuori fase Continoom, di bella carpenteria, quindi fitte tessiture post-bop sostengono esasperati pianismi pronti a nebulizzarsi per aprire alle spigolose forme di Ligeti (si ricorderanno le iterazioni stranianti e da brivido nella colonna sonora di Eyes wide shut): le sulfuree sabbie mobili e le acide acque chete della Musica ricercata, che lo scampanante duello in sordina dei due pianoforti fa poi scintillare in eleganza, trattengono in profondità l'attenzione per poi allentarla nella pungente vena umoristica d'antan di The last mouse on Mars, e l'attraversamento dei Klavierstücke schoenberghiani, d’iniziale densità nebulosa, lievita in ben più metalliche e nervose tensioni free, rivisitando infine Coleman nell’eloquenza smagrita e swingante del piano preparato.
L’anima plastica dei due pianoforti di Alfonso Santimone e Giorgio Pacorig, più in prima linea nel protagonismo di questo lavoro, conforma il soundscape dei comunque partecipanti quartettisti: evidenti e sicuri frequentatori della forma creativa, in questa occasione i quattro s’affiancano a quella ormai estesa compagine che ha saltato oltre la lunga e potente ondata del free, spiaggiando su un terreno magmatico e sensibile, per dipingervi un lavoro di forte respiro, terso nelle sue morfologie e disseminato di segni, e nell’operare un rinfresco delle forme dell’avant-jazz i versatili complici disseminano schegge non urticanti di bellezza materializzando forme e volumi di cristallo.
Ancora una volta sorpresa e invenzione garantite, come da programma, per le incisioni Gallo Rojo, ed ennesima esperienza che metterà un po’ alla prova chi cercasse calori e colori di melodie franche e ritmiche definite, ma svelerà esoterismi e sottigliezze per i più avventurosi (e aggiungeremmo, lungimiranti, amando il genere) seguaci del “suono liberato”, in ascolto attivo e in vibrazione.

_Romualdo Del Noce _JazzConvention                                                                            _http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=1021%3Afalsopiano-8888&catid=2%3Arecensioni&Itemid=11

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Due pianoforti, un contrabbasso e una batteria. Nove improvvisazioni collettive, quattro brani originali, più due firmati Ligeti, uno di Shoenberg, e uno di Ornette Coleman. Ossia quando può succedere di tutto. Lo spazio e il silenzio. Note e suoni che oltrepassano le convenzioni, rifuggono il già noto, tracciano traiettorie ardite, creano armonie impossibili.
I pianoforti di Alfonso Santimone (canale sinistro) e di Giorgio Pacorig (canale destro) si cercano, si sfiorano, si perdono, si ritrovano, si intrecciano in un balletto dove lo scontro fisico cede il passo alla ricerca che esalta il particolare, il non detto, l'imponderabile, l'illuminazione di un pensiero improvviso, la reazione ad uno stimolo arrivato quando meno te lo aspetti, da chissà dove. Il contrabbasso di Danilo Gallo è legno che risuona caldo e ammaliante, corde che vibrano in bilico tra austerità e desiderio di comunicazione. I metalli e le pelli di Jeric sono fruscii di seta, morbidezze di velluto che sanno trasformarsi in orgiastici tamburi e assordante clangore.
Quando la sottile tensione alimentata da un'apparente staticità diventa quasi insostenibile ecco improvvise deflagrazioni, squarci violenti nei quali ogni elemento vibra con intensità insospettata e il disordine sembra prendere il sopravvento. Il vuoto e il pieno, la dolcezza e l'irruenza testimoniano la vitalità di una registrazione che sollecita il corpo e la mente, scandaglia il razionale e flirta con l'irrazionale, scivola continuamente tra scrittura e improvvisazione, tra forma e spazi aperti. Più vicini all'idioma jazzistico troviamo "Continoom," brano dove cellule melodiche e ritmiche si avvinghiano in un abbraccio contagioso e nel quale si incontrano idealmente Tristano, Monk e Cecil Taylor. O "Zhuangzi e Huizi" costruito attorno ad un semplice tema sul quale si sviluppa una improvvisazione a tratti vertiginosa, mentre l'andatura sghemba di "The Last Mouse on Mars" è perfetta nello scongiurare il pericolo di una deriva eccessivamente cameristica. La chiusura affidata all'ornettiana "Round Trip" con l'utilizzo del piano preparato è un gioiello di sintesi, di rispetto e creatività, di freschezza e di buon gusto.
Altamente raccomandato.
Valutazione: 4 stelle

Stile: Inclassificabile

_Vincenzo Roggero _All About Jazz   _http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7161

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Due pianoforti, contrabbasso e batteria: un quartetto raro ma geniale, a giudicare almeno dall'ascolto di questo disco "8888" colpisce per la personalita' dei nove bozzetti improvvisati e dei quattro brani originali ma anche per le interpretazioni di Schoenberg, Ornette Coleman e Ligeti. Quest'ultimo parrebbe la stella polare di tutta la musica del cd: la sua inquietante tendenza alle note sospese ricorre nelle improvvisazioni, nell'introduzione alla solenne "Goodbye Venezia" di Gallo e nell'incontro tra le due tastiere, che si realizza di volta in volta con unisoni, sovrapposizioni, accompagnamenti reciproci e spartizioni delle misure degli assoli. Tra le perle dell'album anche la beffarda "The last mouse on Mars", la monkiana "Continoom" e l'abbraccio stupefacente tra i pianoforti preparati di "Round Trip", con cui si conclude un ascolto prezioso, fresco e intelligente come succede spesso con i dischi del Gallo Rojo.

_Gigi Sabelli _Musica Jazz _gennaio 2012  _bollino "consigliato"
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Si apre con l’intreccio delle curve vaghe e riflessive di A Cup of Tao per chiudere con Round Trip, Ornette Coleman rivisitato in modo provocatorio, considerato che il premio Pulitzer del jazz ha sempre manifestato qualche riluttanza nei confronti del piano. Ed è fra questi due “estremi” che Falsopiano, quartetto composto da Santimone, Pacorig, Gallo e Jerić, sviluppa 8888, dialogo fra due piano — alla salute di Coleman! — contrabbasso e batteria, compiutamente a metà
fra l’improvvisazione collettiva e senza rete e la libertà di muoversi sopra un accenno di scrittura. Se Continoom (Santimone) è un inviluppo tematico fra pianoforti, con monologo del grasso contrabbasso di Gallo sul timing articolato di Jerić, i due omofoni strumenti impersonano i protagonisti di Zhuangzi e Huizi (Pacorig), in un dibattito meditativo — tema: i desideri dei pesci del fiume Hao — al sapore ascetico di filosofia orientale, in cui la dialettica si fa discorsiva, sovrapposta, interlocutoria e risolutiva, con intermezzo fugace e spinto di tutto il gruppo. Ieratico il secondo pezzo di Musica Ricercata di Gÿorgy Ligeti (tema pure del kubrikiano “Eyes Wide Shut”), autore che fa capolino anche nel rivolo collettivo di Ligeti Meteor. Altro riferimento colto è Sechs Kleine Klavierstucke (Op. 19) VI di Arnold Schoenberg, furtivo e gocciante, romantico ed impressionistico ad un tempo. Nella lagunare Goodbye Venezia (Gallo) si ha la sensazione che Santimone segua la partitura doppiando il basso e Pacorig vada a braccio ricamando arpeggi, mentre The Last Mouse on Mars (Pacorig) è un momento ricreativo intenzionalmente dissonante. Fra le improvvisazioni corali, è rumoristica 8888 Surgery Dept, tellurica Meteo-Rite, disarmonica Apophis, nevrastenica Hypostasis, larga e rubata Taijitu Kuchen, in forma di ballad e l’unica a sfiorare i 4 minuti. C’è anche un trittico sparso: Aliens from Madura, scanzonata, percussiva e spezzettata, Aliens from Lombok, dai riverberi misteriosi, e Aliens from Bali, sorda e stoppata. Originale l’idea di una formazione con due piano e incentrata sull’estemporaneità: scriteriati ideatori, Santimone e Pacorig sono espressione di un’avanguardia tutta italiana che ha uno dei suoi centri nel collettivo nordestino El Gallo Rojo, la cui etichetta licenzia ancora un particolare Cd.

_Antonio Terzo _Jazzcolours

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Un disco edito da quelli di El Gallo Rojo Records è sempre fuori dalla consuetudine, in questo senso si può dire che per ambizione, fini musicali, grafica, progetti, hanno acquistato un´identità che non si smentisce ad ogni nuova pubblicazione. Conosciamo già incisioni per due pianoforti, meno per i due pianoforti con ritmica. Alfonso Santimone al canale sinistro e Giorgio Pacorig a quello destro sono accompagnati da Danilo Gallo al contrabbasso e Aljosa Jeric alla batteria. La musica è di quelle che va ascoltate, perchè loro sono dei divoratori onnivori di suoni e riescono a digerire di tutto, dalla musica seriale, qui presente con una composizione di Schönberg, a quella di Ligeti. Ma non si dimenticano del jazz, del contrabbasso dai toni scuri, delle pelli della batteria che inventano ritmi, di tamburi che stimolano l´impatto percussivo dei due pianoforti, o il lato afroamericano nascosto fra i tasti. Continoom è una cosa fra Monk e Cecil Taylor, ancora Zhuangzi e Huizi sviluppa una improvvisazione più jazzistica, e poi The Last Mouse on Mars o il Round Trip finale di Ornette Coleman. Momenti jazzistici in mezzo ai camerismi, alla libertà di dialogare con quello che piace, di fare e disfare come gli pare mantenendo l´architettura dei brani tenuta ai fili dell´inventiva. In questo sono tutti molto bravi: la ritmica, che sta a seguire un doppio pianoforte che cerca di sfuggire al classico trio e questi due, che senza complessi da primadonna riescono a dirsi qualcosa di reale. È un disco insolito, che proprio per la sua unicità attira. Dall´andamento serioso, sghembo, intenso, arrabbiato, intellettuale ma non troppo. Sensibile a tutto quello che gira per le atmosfere dei dintorni, dalla personalità troppo forte per passare inosservato.

_Vittorio Lo Conte _Musiczoom _http://www.musiczoom.it/?p=5345

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Un quartette avec deux pianos, chacun sur son canal, ce qui donne du relief, un peu comme la 3D, et quand ils font des accords des deux mains, cela fait vingt notes à la fois ! Giorgio Pacorig a été l’élève de Franco d’Andrea et Enrico Pieranunzi, les deux grands du piano en Italie ; né en 1970 il a déjà une belle carrière. Alfonso Simone, né en 1973, joue dans différents groupes, et a déjà enregistré pas mal de disques. Le contrebassiste a joué avec Uri Caine, Marc Ribot, Ralph Alessi, Benny Golson, John Tchicai, Steve Grossman, Famoudou Don Moye et pas mal d’Italiens : c’est du solide. Pour l’anecdote, il joue aussi de la balalaïka basse. Il fut déclaré meilleur contrebassiste au Top Jazz 2010 de Musica Jazz. Quant au batteur il m’est inconnu, mais il est parfaitement à la hauteur des trois autres.
On se trouve devant un disque aux atmosphères et styles musicaux divers. Des hommages ou des clins d’œil à différents musiciens comme par exemple à Monk sur « Zuhangzi e huizi », à Errol Garner et aux Jazz Messengers à la fois, sur une sorte de marche « The Last Mouse on Mars », de musique genre chinois en jouant sur les cordes du piano sur « Aliens From Bali » et « Goodbye Venezia ». Ou encore une forme moderne du boogie « « Continoom », très enthousiasmant, la période swing sur « Round Trip » qui termine ce disque en beauté, tout en revenant aux fondamentaux, en étant passé par des côtés « improvisation libre » et autres inspirations. Comme on le voit il s’agit d’une conception très éclectique, mais tout amateur de piano, et plus si affinités, peut y trouver son plaisir.
_Serge Baudot _Jazz Hot _http://www.jazzhot.net/PBEvents.asp?ItmID=19930

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Falsopiano presenta una formazione insolita: due pianoforti (Santimone si ascolta nel canale sinistro e Pacorig nel destro), contrabbasso e batteria. E un repertorio insolito: nove improvvisazioni collettive parecchio differenti tra loro (tra free convulso e rabbioso, dionisiaci asiaticismi, apollinee introspezioni), omaggi a due tra i compositori colti che hanno fatto la storia della musica nel secolo scorso (Ligeti e Schoenberg), due composizioni originali di Pacorig e una ciascuno per Santimone e Gallo. L'intesa tra i pianisti è totale, solida, profonda e scura la sonorità del contrabbasso, dinamici e leggeri pelli, bacchette e piatti di Jerič. E la musica scorre fresca e mutevole, infedele e autoironica, in equilibrio tra spontaneità e approccio intellettuale, a tratti introversa e a tratti sfrontata, segno di una creatività che connota la maggior parte delle produzioni del collettivo El Gallo Rojo. La chiusura del cd è affidata a una versione di un noto brano colemaniano per pianoforte preparato, che lo restituisce inatteso e vibrante come pochi saprebbero.

_Vincenzo Fugaldi _Jazzitalia