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"Everything is Whatever" GALLO & THE ROOSTERS

21-09-2011

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Nella recente scena del jazz italiano, il nome di Danilo Gallo sta diventando sempre più significativo. E infatti i più prestigiosi contest del settore lo vedono quasi sempre tra i premiati: la rivista MusicaJazz gli ha conferito il premio per il miglior bassista del 2010 e a giorni riceverà quello del Trofeo InSound 2011, nella categoria Basso Elettrico.
Capace di destreggiarsi anche nell’ambiente pop (con la formazione dei Guano Padano), Gallo dà il meglio di sé quando mette il suo basso al servizio di un jazz frastagliato e discreto come quello presente nel nuovo disco pubblicato col suo personale quartetto, Gallo & The Rooster. L’album, Everything is Whatever, esce in questi giorni per la brillante etichetta di casa (El Gallo Rojo Records) e si sviluppa su composizioni di Danilo stesso (con un paio di eccezioni), incentrate sugli sviluppi colloquiali generati da un clarinetto basso (Achille Succi) e un trombone (Gerhard Gschloessl). La batteria è ovviamente affidata al fidato Zeno De Rossi, che con Danilo ha un rapporto d’intesa molto più che consolidato.
Le sonorità, particolarmente crude, sono amplificate da una produzione viva e presente come se il quartetto stesse suonando direttamente nel nostro soggiorno, consegnata nelle mani di Asso Stefana in fase di registrazione e a quelle dello stesso Gallo, coadiuvato da Enrico Terragnoli, in quella di missaggio.
Nell’album si susseguono brani dal vivace equilibrio, affidando l’apertura ad un numero (Kosciunsko) che è onestamente riduttivo definire jazz; è un tortuoso, lentissimo swing che sorprende per le acrobatiche invenzioni ritmiche, per il clarino che guida sinuoso e preciso e per il trombone che si insinua a creare una tensione grottesca ed oscura.
La ritmica un po’ twist e un po’ geghegè di Check it Eeasy risolleva gli animi, spezzando la tensione momentaneamente per accompagnarci su territori d’avanguardia più consoni al combo radunato per l’occasione. Coyoacàn è una melodia raffinata, malinconica e sapida di alcol, sulla quale Gallo si mette particolarmente in mostra sguinzagliando il contrabbasso verso un’agognata libertà espressiva. Music for Myself Mostro è una ballata da funeral-band ossessiva e mistica, misurata dai fiati che eseguono la figura ritmica a supporto del basso, lasciando libero De Rossi di trastullarsi su una batteria impazzita.
Tutto rimane in questi ranghi, come in una sorta di concept-album che ognuno può intendere a propria discrezione. Concedendo molto all’immaginazione e tenendoci semplicemente sospesi per tutta la lunghezza, poco meno di un’ora, l’ambiente sonoro dell’album si rigenera in continuazione, sollevando turbini e tormenti su esercizi di pregiata qualità. La traccia conclusiva Zentralfriedhof Friedrichsfelde, è un brano intensamente lirico, rigoroso e cameristico coi fiati atmosferici e ambientali sopra ad un Gallo elegantissimo, quasi in secondo piano, meramente ritmico, ma preciso e dolente, in grado di condurre un bellissimo gioco che si confonde tra erotismo e dolore.
Everything is Whatever è un album che probabilmente non sarebbe piaciuto nella New Orleans del 1900 ma che in fondo arriva proprio da lì. La passione per le evoluzioni e per le divagazioni in altri contesti musicali e culturali è il semplice veicolo che lo rende moderno.
Cercatelo ed ascoltatelo.

Voto 8/10

_Joyello _Fardrock _http://fardrock.wordpress.com/2011/09/21/gallo-the-rooster-everything-is-whatever

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Espressionista, grottesco e sardonico, nostalgicamente disilluso e alla ricerca di una nuova "ideologia" estetica, il nuovo lavoro da solista di Danilo Gallo, sempre più parco di "parole" in queste microstorie, brevi per suggerire, per contrasto, universi vastissimi  notturni o di luce perlacea, malesseri, irrisioni,nostalgie, rivendicazioni e assenze. Memore del percorso avvenuto in questi ultimi anni in molteplici organici, realizza questo "Everything is whatever" immerso in un voluto "suono da stanzone" proveniente dagli studi "Perpetuum Mobile" di Alessandro "Asso" Stefana.. La formazione è sempre quella cara al contrabbassista, puntigliosamente ricostruita perchè unica "palette" sonora in grado di replicare la personale, irredimibile Weltanschauung, in parte moltiplicazione del timbro del suo contrabbasso. Il risultato, un'asciutta sintesi del percorso precedente, tra Messico, Beefheart e Berlino che si incontra con l'Onnipresente.

Grotteschi girotondi (Kosciunsko), ballad regressive e titubanti (Arthur Fellig), twist Dolphiani/Umiliani (Check it Easy), catastrofiche campagne di Russia filtrate dalla lezione beefheartiana (Leon Trotzsky), serenate messicane ridotte in frattaglie con residui dei passati viaggi del primo album (Coyoacán), idiosincrasie rock (Kaputt Kravatta), autoanalisi in maschera di moltitudini claudicanti ma inesorabilmente avanzanti (Blues for Myself Mostro),  requiem irridenti (Kleber) o rievocazioni postume del defunto  (Las Làgrimas del Capitàn), voci dall'aldilà (Sacco e Vanzetti), poderosi hallelujah (Led You to Duncan), funk ossessionati (Pluto Platter), aspre microsuites prive di salvezza, cimitero di occasioni perdute (Zentralfriedhof Friedrichsfelde).
Il tutto coeso in un unicum timbrico e armonico perturbante.

Giovanni Natoli

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Sfodera alcuni pezzi forti della propria scuderia per la collezione autunno/inverno, il collettivo El Gallo Rojo, primi fra tutti Gallo & The Roosters, quartetto guidato dal contrabbassista Danilo Gallo e caratterizzato dalle sonorità scure di trombone e clarinetto basso. Con un occhio rivolto al folk più polveroso e l'altro ad un'inquietitudine di periferie dell'anima, la band procede massiccia e convincente, impelagandosi in dolenti espressionismi da cui redime solo l'apparizione di spettri funk. Una conferma! (7/8)

Enrico Bettinello _Blow Up

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GALLO & THE ROOSTERS e' il "luogo" prediletto in cui Danilo Gallo sperimenta le proprie idee musicali. "Everything is Whatever", terzo capitolo discografico della band, si presenta con un senso unitario e mette in scena un persistente e doloroso sentimento di inquietudine, malinconia e turbamento; ottima quindi la scelta di un suono di ripresa scarno e live. Scorrono Coyoacan, una ballad dove soffia lo spirito balordo di Tom Waits, Kleber che procede come una marcia funebre sghemba, degna di un film di Tim Burton, e Pluto Platter che sembra nascere dalla penna di Kurt Cobain con il suo incedere ipnotico e inquieto. E anche quando Check It Easy ci invita a ballare un twist giocoso, tipico del mondo dei Peanuts, sembra che qualcosa di inatteso stia per accadere. Ottima l'organizzazione contrappuntistica tra i fiati e il caleidoscopico circuito ritmico.
_Luciano Vanni _Jazzit Likes It.

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Pinocchio Live Jazz - Firenze - 21.1.2012
È uno dei gruppi più interessanti della scena nazionale ed ha al suo attivo tre ottimi album (uno, The Exploding Note Theory, del 2009 e con il chitarrista Gary Lucas ospite, davvero notevolissimo). Eppure non suona quasi mai dal vivo questo quartetto messo in piedi da Danilo Gallo assieme ad altri membri del "conjunto" El Gallo Rojo. Grande merito al Pinocchio Jazz di Firenze di aver contribuito a costruire una mini tournée, portando il gruppo anche sul proprio palcoscenico e permettendo ai "galletti" del Gallo di offrire una prova live del loro valore.

Il concerto ha ripercorso buona parte del lavoro più recente del gruppo, Everything Is Whatever, ma ha pescato anche nei precedenti e proposto un paio di cose inedite. Mettendo in luce anzitutto un concetto musicale apertissimo, tutto incentrato sul ritmo e per questo facente perno sul duo composto dal leader e da Zeno De Rossi, il cui affiatamento è ormai leggendario (assieme formano la ritmica di numerose formazioni di primo piano, come il Tinissima Quartet di Francesco Bearzatti o la N.I.O.N. Orchestra di Claudio Cojaniz). Ma anche isolatamente presi i due sono le colonne della formazione: Gallo, perché con il suo contrabbasso dal suono robustissimo è il vero propulsore della musica del gruppo; De Rossi, per la molteplicità di elementi che apporta, senza soluzione di continuità, cambiando beat o offrendo colori e rumori, svoltando pagine con improvvisi e decisivi stacchi.

Su questo sfondo - che per la sua complessità è ben più che tale - si muovono i due fiati che, in un contesto più tradizionale, costituirebbero la "front line," ma che qui svolgono un ruolo meno protagonista - anche scenicamente, dato che la disposizione dei musicisti vede in prima fila Gallo poi, appena defilato, il clarone di Achille Succi e, solo dopo, il trombone di Gerhard Gschloessl. Ciò conferisce alla formazione un inusitato equilibrio, rotto volutamente solo dagli assolo e invece perfino troppo preservato nei frequenti unisoni dei due fiati. Dei quali spicca senz'altro Succi, per la complessità del fraseggio e la nettezza del suono, mentre Gschloessl si fa apprezzare per il contrasto timbrico, un po' meno per la creatività in solitudine.

Apprezzabile, complessivamente, la narratività del discorso, calata opportunamente entro un'atmosfera di libertà e che fa sì che la musica non svanisca mai nel criptico. Belle le composizioni, incluse quelle inedite, tra le quali è spiccato il bis a firma di Gschloessl.

_Neri Pollastri _All About Jazz _http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=7522

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Il quartetto di Gallo & The Roosters è guidato con mano ferma dal contrabbassista Danilo Gallo. Se alle prime due incisioni sulla ormai mitica casa discografica gli si affiancavano ospiti di diversa estrazione e cultura musicale, per la terza fatica preferisce la versione acustica, senza strumenti elettrici, il classico quartetto con due fiati e la ritmica. Achille Succi al clarinetto basso vivifica la front line insieme al trombonista tedesco Gerhard Gschoessl e la ritmica è costituita dal già citato contrabbassista e dal fido Zeno De Rossi alla batteria. Le atmosfere che evocano sono piuttosto eterogenee, come oggi si usa, ma questo quartetto ha ormai un´unicità di espressione che lo rende riconocibilissimo di qua e di là dell´Atlantico. L´interazione è perfetta ed il gruppo va semplicemente col pilota automatico. Il trombonista tedesco è un´autentica fucina di suoni e rumori, note e growls, che va a ritmo continuo, ricco di uno swing interno, di una colloquialità che lo rende incisivo in ogni brano, al di là della tecnica che usa. Perfetto il connubio con Achille Succi, che suonino insieme in intricate linee melodiche, o che si scambino gli assoli con puntualità e precisione. La maggior parte delle composizioni sono state scritte da Danilo Gallo, con un´ispirazione che li rende di un´estetica semplicemente attraente. Dai toni dolphiani di Check It Easy ai suoni che vanno tra il malinconico e la batteria che evoca un´atmosfera “progressive” di Leon Trotski, o il contrabbasso materico che apre Coyoacán per poi sfociare in una parodia melensa della musica in una taverna messicana in cui si è perso un gringo con la passione per il Dixieland. Le tappe di passaggio del gruppo lasciano i segni, anche il blues si ritrova con una livrea tutta speciale ed arrivano al brano finale inteso come stazione deposito di quello che si è trovato per strada, persino una dedica dal titolo Sacco e Vanzetti. Il fascino della band sta nella capacità di fagocitare di tutto inglobandolo in una atmosfera avvolgente che getta una luce sghemba sui brani, rendendoli a propria dimensione. Dei flash da riflettori molto soggettivi che ci danno un quadro originale di cosa è possibile con questo tipo di formazione.

_Vittorio Lo Conte _Musiczoom _http://www.musiczoom.it/?p=5422

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Alrededor de la personalidad de Danilo Gallo, que no por casualidad se sitúa en el escenario como contrabajista y en la mesa como fundador, se vertebran buena parte de los grupos que se gestan dentro de este colectivo abierto y atípico situado (es una idea figurada) entre el sindicalismo, el futurismo y la carpa de circo. Lo que hace de Gallo & The Roosters un grupo señalado frente a otros proyectos orbitales (Mickey Finn o Blonde Zeros) es la fuerza gravitatoria que ejerce el planeta Gallo.

No tenemos que pedir permiso para ser libres, siempre

Esta frase original, recogida en español, junto a la de nuestro título, que a su vez proviene de Pessoa, podría servir de manifiesto a este sello. A modo de síntesis de estilo, y puesto que estamos en un proyecto ejemplar que cuenta con otro de los pilares de la escudería como Zeno de Rossi, este trabajo ejemplifica de manera integral, que ahora detallaremos, el prisma sonoro de sofisticación, frescura y también el muy narrativo, entre voces ilustradas y callejeras, que caracteriza a El Gallo Rojo: vanguardia underground neoyorquina de los 80-90 (se espera registro de su viaje reciente allí), folk (del klezmer a las baladas de mariachis pasando por la tarantella), electrificación ruidista derivada del rock, música de cine y, sobre todo, de cámara en perfecta e italiana simbiosis tanto con el proto-jazz como con la improvisación libre de signo contemporáneo.

Y hablando de contemporáneos, nada mejor que una cuadrilla de italianos enfundados en un traje de plumas rojas (Giulio Corini, Alfonso Santimone, Giorgio Pacorig o Stefano Battaglia, con presencia puntual aquí, dan fe de esta realidad) para convertir en mayonesa las teorías vertidas por su paisano Alessandro Baricco. Y es que si ingeniosa era su coartada y el título en contra de la “Nueva Música” en El Alma de Hegel y las Vacas de Wisconsin, no faltan imaginación y argumentos de modernidad al Gallo Rojo. Humor y rigor son armas más poderosas que el formalismo contemporáneo (ese tan aburrido, elitista y minoritario al que se acoge argumentalmente Baricco para salvar a la lírica y a la ópera y dar pie a la posmodernidad), con las que se pueden saltar a la torera las barreras de estilo, escuela o tradición.

Everything is Whatever (segundo trabajo tras Exploding Note Theory, que venía marcado por la presencia de Gary Lucas) presenta un material más trabajado en su dimensión melódica y por ello repartida que en los proyectos antes citados de Gallo, incluido uno de los más exigentes y estructuralmente complejos como era ZWEI MAL DREI (We hope we understand), firmado a medias con Pacorig. Aquí encontramos, muy evolucionadas y encaminadas hacia la música de cámara en un léxico y un timbre que ya resultan reconocible, las influencias (en los cortes Kosciunsko y kleber) de contraste y tensión rítmicos entre funk-rock y una disposición polifónica versátil, musculosa y afilada (el downtown jazz neoyorquino de ciertos grupos que surgieron alrededor de la Knitting Factory como Pachora, Spanish Fly, Sex Mob o el mismo New & Used de Dave Douglas) y el legado del freejazz según el enfoque, elaborado sobre el papel y otro formato, tanto del John Zorn de aquélla época como del más cercana que nutría a la Italian Instabile Orchestra.

Danilo Gallo (en la foto) concibe un cuarteto sin piano con los excelentes Achile Succi (cl) y Gerhard Gschlöβl (tb) en el frontline, músicos a los que veíamos en Einfalt y ZWEI MAL DREI respectivamente, y cuyos instrumentos, por gama cromática y articulación del fraseo, tejen una red polifónica de recursos inagotables de expresión, entre el perfil refinado y puntillista y la efusión gaseosa o lineal en los bordes tonales. Los vientos tienen el contrafuerte melódico del bajo y el del acompañamiento gestual y descriptivo, muy dinámico y colorista de la batería. Y así, del sentir de funerales mahleriano que concluye en figuras más repetitivas (cl) y profundas (rítmica) dividiendo secciones (Leon Trosky) al gesto cómico ornamentado (Pluto) o cinemático apoyado en pop sesentero (Check it Easy), de la ranchera amable en el clarinete y canalla en el trombón (Coyoacán) a velos abstractos que convergen en un solo de contrabajo que se resuelve en un pegadizo groove de funk-rock con lirismo aéreo (cl-tb) como en Vandermar 5 (Kaput Kravatta), o de una cadencia grave de singular tristeza apoyada en ornamentación percusiva (Blues for myself) a una polifonía abierta que deriva en freebop (Kleber), y de un torcido lamento siciliano (Las lágrimas del capitán) a pasajes melódicos de amplia respiración bucólica que parecen situarse entre Charles Ives y Wayne Horvitz (Arthur Fellig y Led you to Duncan).

Gallo y sus heterónimos no piden permiso para ser libres y abrir ventanas a la creación. ¿Su inspiración? Ser conscientes y habitar en ese experimento involuntario que es la vida, que dejó dicho Pessoa. 

_Jesús Gonzalo _Noiself _http://noiself.blogspot.com/2012/03/el-gallo-rojo-gallo-roosters.html

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Il nuovo ballo di famiglia, in casa Gallo, è una festa da ricordar a lungo.

Di quelle all'aperto, con poche luci, dove l'alcool accende ed il sudore scorre.
L'odore di brace, ad impestar l'aria e attaccarsi alla pelle. 
Corpi che si strusciano nel ballo, altri che scivolano in terra ronfando, i bambini corrono e gli anziani fan risuonar di gusto le dentiere.
C'è l'afa, la notte e le frontiere (che non scompaiono, ma si possono anche dimenticar, per un breve istante).
C'è la polvere che si alza, e c'è anche quella ragazza, che ogni volta che la guardi, la testa gira e le parole incespicano rovinose.
Un piacere leggero, che vagabonda in assenza di elettricità, e strada facendo, s'arricchisce di suggestioni popolari.
Nostalgie balcaniche, sabbie messicane, New Orleans, scomposizioni rock, sguardi ed angolature Beefheart Waits.
Ad innescar la sarabanda collettiva, la scrittura ed il contrabbasso di Danilo Gallo, il clarinetto di Achille Succi, il trombone di Gerhard Gschloessl, la batteria di Zeno De Rossi.
Da non tralasciar, il contributo di Alessandro “Asso” Stefana ed Enrico Terragnoli (registrazioni e mixaggio).
Piccole luci e malinconie battagliere.
Nel viaggio, se ne ascoltan di storie, bizzarre, tristi, sconclusionate e disperate talvolta.
Ognuna, diventa un piccolo segreto da custodir gelosamente.
Se non ci credete, ascoltate “Everything Is Whatever”.

Molto più, che un semplice consiglio.

_Marco Carcasi _Kathodik _http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4992

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Danilo Gallo, contrabassista con base a Padova, ormai è uno dei protagonisti della scena jazz italiana contemporanea. E' una delle anime del collettivo El Gallo Rojo e musicista originale ed esigente. Finalmente, da un po' di tempo, lo ritroviamo in riviste specializzate tra i premiati di fine anno, ad esempio sulla storica Musica Jazz ma anche su Jazz It, tanto per citarne due. Gallo, che si destreggia tra rock e jazz con disinvoltura, è attivo con progetti a suo nome e con gruppi importanti, soprattutto Guano Padano e il quartetto di Francesco Bearzatti che recentemente ha omaggiato con una lunga suite la figura di Malcolm X. Nei mesi scorsi sono usciti due cd degni di nota che lo vedono coinvolto. Ma andiamo con ordine. Il primo, per El Gallo Rojo, è "Everything is whatever", opera del suo personale quartetto Gallo & The Roosters, in piedi da alcuni anni. Le composizioni sono tutte originali (11 firmate dal leader, una da Bigoni e un'altra da Sorrentini ma riarrangiate) e ad assecondare la ricerca stlistica di Gallo ci sono Achille Succi al clarinetto basso, Gerhard Gschloessl al trombone e Zeno De Rossi alla batteria, amico e compagno di tante avventure. Quella di Gallo è una musica articolata ma equilibrata. Impresa non semplice. La radice è quella di New Orleans anche se il discorso è ampliato e tutto suona moderno, a tratti d'avanguardia. Un grosso lavoro è stato fatto sul sound e le tracce sono immerse in un voluto "suono da stanzone" proveniente dagli studi "Perpetuum Mobile" di Alessandro "Asso" Stefana.

_Marco Scolesi _Mellophonium