Reviews

Gallo & the Roosters + Gary Lucas "The Exploding Note Theory"

04-04-2011

various

DANILO GALLO double bass, acoustic bass guitar, handly podophono, glockenspiel, keyboards

ACHILLE SUCCI bass clarinet

GERHARD GSCHLŐSSL trombone, sousaphone

ZENO DE ROSSI drums, percussion

GARY LUCAS electric guitars, national steel dobro

nice guys featuring : ENRICO TERRAGNOLI banjo guitar #8, harmonica victory #8, acoustic and electric guitar #10; GIORGIO PACORIG rhodes, farfisa matador #11; VINCENZO VASI xilophone #3; MASSIMILIANO SORRENTINI additional garderobe drums #7

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DISCO DEL MESE “MUSICA JAZZ” (dic 2009), “BLOW UP” (ott 2009), compilation “ROCK IT” (gen 2010) , recommended cd of 2009 by Imer (Spain)

BOOKING: http://www.zerozerojazz.it

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Tornano Gallo & The Roosters, la creatura piu' selvatica e ruspante del "pollaio" El Gallo Rojo. Per questo secondo disco hanno scelto un compagno di viaggio che sembra disegnato all'uopo, quel Gary Lucas che da Captain Beefheart a Jeff Buckley ha sempre usato la chitarra come arma di creazione di massa. E' proprio Lucas a portare nel quartetto la teoria "beefheartiana" della "nota che esplode", quell'attitudine cioe' a suonare ogni nota come se non avesse alcun rapporto con quella che la precede e quella che la segue, con conseguente effetto deflagrante. Ed e' sempre Lucas a sguazzare felice nel fangoso impasto della band, che oppone la coppia clarinetto basso/trombone (gli ottimi Achille Succi e Gerhard Gschloessl) a quella basso/batteria del leader Danilo Gallo e del batterista Zeno de Rossi. Funeral Band che si e' fermata a bere con Tom Waits sul patio polveroso di un bar di periferia, organismo che sa essere giocoso e popular (la bella rilettura di Jamaica Farewell), ma anche sghembo e ossessivo, elettrico come un cortocircuito in un motel (Hushpukena), gang di fuorilegge che incide poesie sulle corteccie bruciate degli alberi (il bellissimo omaggio al portiere Ivano Bordon firmato da de Rossi), materici e malinconici (Laura), Gallo & The Roosters danzano anche questa volta con gli spiriti piu' ispirati e se il brano - bellissimo - che chiude il disco e' dedicato a Ed Wood non e' forse un caso, condividendo con il bizzarro regista una straniante (ma realizzata con indubbia bravura) visione del mondo. The Exploding Note Theory somiglia cosi' a un piccolo circo dal tendone impunturato di blues, un circo in cui piu' che domatori ci sono indomabili animali capaci di mutare pelliccia per rendersi inafferrabili.

Enrico Bettinello _Blow Up (disco del mese ottobre 2009)

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Gli "orizzonti allargati" dell'indipendente El Gallo Rojo ritrovano conferma in questa magnifica prova del contrabbassista/compositore Danilo Gallo, patron della label assieme al batterista Zeno de Rossi, anch'egli presente in "The Exploding Note Theory". Completano il quintetto Achille Succi (clarinetto basso), Gerhard Gschloessl (trombone, sousaphone) e, udite udite, lo statunitense Gary Lucas (chitarra, dobro), mitico componente dell'ultima Magic Band di Beefheart (periodo 1980-82). Per l'illuminata cricca de El Gallo Rojo, la scelta di collaboratori "di peso" non e' fondata per fortuna sulla loro celebrita', viene bensi' utlizzato un criterio basato unicamente sull'assonanza al progetto da realizzare. E' gia' accaduto con Greg Cohen e Cuong Vu, coinvolti rispettivamente in Houdini's Cage e Mickey Finn. Sono sufficienti poche battute di "Bela Lugosi", tagliente traccia d'apertura, per apprezzare l'incisivita' di Lucas, ipmegnato in un riff ipnotico a la Tom Verlaine, dalle trame punk/new wave e free; oppure, l'arpeggio diabolico della dobro in "Milo", blues malato e minaccioso. Undici episodi che non lamentano limitazioni geografico/culturali, vedi la solare "Jamaica Farewell", squisito calypso segnato dalle frasi carezzevoli della marimba; o l'ironica "The Unitalian Composer", caratterizzato da una ritmica snella e dagli sberleffi dei solisti. L'incalzante "Ivano Bordon", scritta da De Rossi (e' forse interista?), riconduce al blues, mentre nella coda di "Laura", slow ballad dalle pieghe klezmer, il clarone gutturale di Succi vola libero nel firmamento dell'informale. E ancora, la graffiante "Lupo Grigio" e' l'ennesima vetrina per la sei corde psichedelica e dissonante di Gary Lucas.

Enzo Pavoni _Audioreview / qualita' artistica 8,5 / qualita' sonora 9

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Stando alle brevi note stilate ad Gary Lucas nella copertina interna, il disco appare anche come un omaggio al suo mentore Captain Beefheart, secondo il quale la “teoria della nota che esplode” prevedeva l’assenza di una relazione tra la singola nota suonata e quelle eseguite prima e dopo, in modo da creare appunto un effetto esplosivo. Tale risulta l’imprevedibilita’ delle composizioni assemblate da Gallo e soci, il che non preclude affato un’unita’ stilistica e concettuale. Sei brani su undici sono firmati dal contrabbassista foggiano ma, oltre alla sua innegabile impronta, tutta la seduta e’ cementata dale affinita’ e dalla lunga frequentazione tra I musicisti. La presenza di Lucas spinge The Roosters ad approfondire l’esplorazione dei legami tra l’eredita’ post free e le frange sperimentali del rock. Ben strutturati, dotati di ampio respiro e spesso affidati all’esposizione congiunta di trombone e clarinetto basso, I temi lasciano puntualmente spazio a disgressioni serrate articolate su un beat tipicamente rock, fasi libere e momenti di genuine, benefica schizofrenia. Un assaggio lo fornisce Bela Lugosi , con una chitarra corrosiva che richiama Marc Ribot e l’effetto grottesco prodotto dalla dialettica tra I fiati. Il sottile disegno tematico di Brunswick Road suggerisce un senso corale quasi ayleriano, mentre il dobro funge da elemento di disturbo. Le nitide linee contrappuntistiche enunciate da Succi e Gschloessl in Schwartzkopfstrasse introducono una costruzione geometric ache potrebbe appartenere a Tim Berne, poi disgregata da progressioni parossistiche. Dopo un’introduzione di sousaphone, il tema e gli sviluppi di The Unitalian Composer, tra l’ironico e il surreale, propongono un’ardita mistura tra Ayler, Dolphy, Captain Beefheart e Tom Waits. Se il breve sipario di Milo si tinge decisamente di blues, Ivano Bordon (di de Rossi) ne richiama i legami con New Orleans, per poi colorarsi di un country vagamente friselliano. A certe formazioni di Frisell si ricollegano l’andamento quasi solenne ed I sapidi impasti timbrici di Lupo Grigio , scritta da Terragnoli. Laura alterna ripetutamente un’elegante beguine ad un rock serrato, mentra il calypso stralunato di Jamaica Farewell avvalora il contributo di Ry Cooder alla musica moderna, da “Jazz” a “Buena Vista Social Club”. Infine, Ed Wood ribadisce l’amore di questi musicisti per il connubio tra musica e cinema.

Enzo Boddi _JazzColours

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Spesso nel recensire un disco, si è costretti al paragone con altri dischi o si è portati ad individuare generi e stili musicali per poter far comprendere meglio al lettore cosa accade all'interno dei brani... in alcuni è una scelta naturale, in altri una scorciatoia... Questa premessa è necessaria per parlare di The Exploding Note Theory, il nuovo lavoro di Gallo & The Roosters, affiancati per l'occasione da Gary Lucas. Danilo Gallo propone un'operazione trasversale attraverso generi, suoni, modi stessi di intendere la musica e riferimenti ad arti e discipline diverse. Il disco si rivela, inoltre, come un lavoro complessivo del collettivo El Gallo Rojo, vista la presenza di brani composti da Alfonso Santimone e Enrico Terragnoli, oltre ai presenti Gallo e De Rossi. Piccole suite e ragionamenti complessivi che vanno oltre il confine imposto dalle singole tracce. A colorare la musica di The Exploding Note Theory sono il blues, il klezmer, le danze popolari ma anche il drum'n'bass e momenti di interpretazione libera e informale. Tutto questo in un alveo complessivo riconducibile a un incrocio personale e sempre incalzante di rock e jazz. La premessa fatta l'inizio, serviva per giustificare l'elenco precedente e, soprattutto, lo sviluppo successivo che deriva da questa affermazione. Vale a dire la possibilità di spostarsi attraverso generi e espressioni per riflettere sulla mole di informazioni e stimoli differenti che riceviamo ogni giorno dai vari mezzi di comunicazione: tutto questo grazie a una formazione atipica, ad un atteggiamento aperto e a musicisti in grado di passare rapidamente e sempre con grande proprietà di linguaggio da un contesto all'altro. Trombone e sousaphone, clarinetto basso, chitarra elettrica e dobro, uniti a una ritmica tradizionale e acustica nei suoni quanto affiatata nella pratica e nelle intenzioni e capace di spaziare in ogni direzione. Più che riferirsi ai generi, vale la pensa di soffermarsi sulla visione eclettica che accoglie e sviluppa tutti gli elementi contenuti nelle composizioni portate in studio e nelle intuizioni dei musicisti. Individuare i principi comuni alle varie anime per poter innestare su questi le voci e le intenzioni diverse, dare coerenza ragionando sugli elementi di partenza di una ipotetica esplosione generale, riprendendo in qualche modo il senso del titolo, senza puntare a un principio precostituito da dimostrare. La presenza di un musicista come Gary Lucas nel lavoro evidenzia maggiormente il modus operandi del gruppo. Lucas ha suonato con Chris Cornell e Jeff Buckley come con Captain Beefheart e Dr. John. Un musicista a tutti gli effetti parte di un'avanguardia del rock, creativa e alla ricerca di soluzioni ancora da consolidare. L'incontro con i membri di El Gallo Rojo è per questo assolutamente naturale e il disco ne rispecchia con assoluta fedeltà le motivazioni. L'incrocio di linguaggi porta ad una coesistenza felice e non una ad incomprensibile babele. Il ragionamento è continuo e coinvolge tutti gli stimoli possibili, dal cinema al calcio - come dimostrano i titoli Bela Lugosi, Ed Wood e Ivano Bordon - dalle diverse tradizioni, come si diceva, alle possibilità seminali di un incrocio sonoro e sintattico tra jazz e rock. In particolare, quest'ultimo punto si pone all'attenzione per tutto il corso del disco e rimanda alle tante radici comune ai due generi, il blues in primo luogo, e alle tante esperienze che hanno cercato un ponte fra i linguaggi. Danilo Gallo e suoi compagni d'avventura, però, spogliano di sovrastrutture e elementi estremamente barocchi il risultato. The Exploding Note Theory porta con sé molti degli spunti propri della filosofia del collettivo El Gallo Rojo - come, ad esempio, l'ironia, la forza d'impatto, la necessità di far convergere nella propria musica di ingredienti estremamente diversi - riuscendo a dare in questo modo omogeneità e visione d'insieme al lavoro.

Fabio Ciminiera _Jazzconvention

http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=332:gallo-and-the-roosters-and-gary-lucas-the-exploding-note-theory&catid=2:recensioni&Itemid=4

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La personalita' di questo secondo lavoro della band non cade mai in contraddizione, nonostante la compresenza di aspetti differenti. Anzi, questo bel cd annovera da un lato pezzi dalla linea scura ma poi riesce a camminare sul vertiginoso baratro dell'improvvisazione trovando un denominatore comune con il ritmo spensierato di "Jamaica Farewell" o con il country rock di "Ivano Bordon". A ben vedere, pero', che si tratti del lamento ubriaco del clarinetto di "The Unitalian Composer", del rock-beguine di "Laura", di "Milo" o della morriconiana staticita' di "Lupo Grigio", l'esplosione delle note deflagra in una musica innescata da temi ispirati e da esecuzioni ficcanti. Il corpo della summa timbrica bizzosa e' ricoperto da lapilli impazziti di rumori, tastiere, podophono, carillon, glockenspiel, xilofono, e dalle ironiche svisate di Lucas: in bilico tra retaggi folk e richiami all'indimenticabile Captain Beefheart.

Gigi Sabelli _Musica Jazz (disco del mese dicembre 2009)

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L’armonia musicale alla quale le nostre orecchie sono normalmente abituate va in frantumi al primo ascolto di questo cd. E sembra sprofondare di colpo nel dedalo del caos primigenio più totale: suoni stridenti cercano di farsi spazio prepotentemente pur nella totale indipendenza l’uno dall’altro. Una follia contagiosa è il leitmotiv che attraversa l’intero album: “Gallo & The Roosters + Gary Lucas – The Exploding Note Theory”, e ad un tratto viene in mente qualcosa che somiglia alla stessa devastante e violenta schizofrenia sonora di Don Van Vliet, noto ai più come Captain Beefheart ( negli anni ’60 portavoce di una musica d’avanguardia che rompeva con profonda alienazione qualunque forma melodica, tonale e ritmica per poi tentare di riassemblare il tutto a casaccio, fra il free jazz di Ornette Coleman e i quadri astratti di Jackson Pollock). Non è dopotutto inaspettato il riferimento a Mr. Van Vliet, dato che l’album si apre con la citazione dell’amico chitarrista americano Gary Lucas ( qui presente per aver suonato le chitarre in tutti i brani dell’album) proprio al Capitano e alla sua teoria delle note esplose: “Questa e' la "Exploding Note Theory" di Captain Beefheart: la musica deve svolgersi come se ogni singola nota non avesse alcun rapporto con la precedente e la successiva. Il rapporto tra le note in musica deve essere paragonabile a una serie di esplosioni di bombe nell'aria”. Lucas fece infatti parte della storica band del Capitano Cuore di Manzo e la Sua Magica Band ai tempi dell’album “Ice Cream For Crow” (Virgin, 1982), ed è evidente l’influenza da lui esercitata nel disco grazie alle inconfondibili pennellate western e psichedeliche delle sue chitarre imbizzarrite, che vanno ad aggiungere ulteriore geniale follia alla già satura atmosfera sonora. Danilo Gallo ( bassista e polistrumentista, nonché ideatore e produttore del progetto), riunisce così intorno a sè i suoi “galli” fra assoli di strumenti surreali che prendono tangenziali differenti fra loro ma con lo stesso comune denominatore: suoni anarchici come mine vaganti pronte per il gran botto finale. Fra gli undici brani, dieci originali più la rivisitazione di “Jamaica Farewell” scritta da Erving Lord Burgess e portata al successo negli anni ’50 da Harry Belafonte, è curiosa poi la scelta di Gallo fra i titoli di apertura e di chiusura dell’album: “Bela Lugosi” e “Ed Wood”. Un chiaro omaggio all’amicizia fra il regista e attore statunitense di film horror e di fantascienza Wood e l’attore Bela Lugosi (divenuto celebre per aver interpretato il film “Dracula”), o semplice passione di Danilo Gallo per il cinema di Tim Burton? Nel frattempo abbandoniamoci senza riserve al baccano rumoroso di un prepotente rigurgito rimasto finora imploso alla liberazione collettiva.

Marina Conti _Musica Per Roma

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La realizzazione di questi 11 brani, certamente, ha seguito ampie discussioni tra i musicisti, relative per lo più alle intenzioni di partenza di ogni singolo brano. Discussioni sulle intenzioni e non sulle partiture poiché si tratta comunque anche di improvvisazioni. La (buona) musica nasce prima di tutto dalle idee, cioè dalle suggestioni del vissuto dell'autore (in questo caso anche esecutore), dalla sua capacità di riportare in note le sue esperienze, e - appunto - di lasciarcele anche solamente intuire. "Bela Lugosi" è evidentemente rock: quattro quarti, basso roboante, chitarra che fende la sezione ritmica. I fiati che si muovono "di striscio" tagliando la melodia. Partenza del disco assolutamente in sgommata. La teoria dell'esplosione delle note suonate senza connessione l'una con l'altra secondo l'affermazione di Captain Beefheart, con cui Gary Lucas ha peraltro collaborato, si realizza magnificamente in "Brunswick Road," melodia affranta, musica popolare dell'Est Europa, oppure un blues di siccità, magro, smunto. Per dirla in modo più complicato, si tratta di apparizioni sonore che arrivano a noi: questa musica custodisce un segreto antropologico/culturale. C'è tutta la volontà di ribaltare le carte in tavola in un brano come "The Unitalian Composer," dove è il trombone ad introdurre le variazioni ritmiche e sonore, per creare una vera e propria canzone in cui i musicisti fanno il possibile per non assecondarsi a vicenda. Ogni autore di questo e degli altri brani dell'album si mette direttamente alla prova nella creazione, lasciando fuori dallo studio di registrazione ogni timore, senza il peso dell'esistenza di cent'anni circa di jazz, una sessantina di rock, e via dicendo. Le note del dobro da "Paris, Texas" di Ry Cooder ci introducono a "Milo," ma la musica qui non funge da semplice colonna sonora, semmai funziona da sola anche senza la visione delle immagini. Un blues pressato sotto il peso della gravità terrestre a cui non vuol cedere. In alcuni brani, "Ed Wood," "Schwartzkopfstrasse" e nella parte inziale di "Hushpukena" l'intenzione è quella di fare lievitare leggermente il silenzio e non i suoni. Ogni nota di chitarra (Gary Lucas è molto abile a "nascondere" il suo strumento attraverso l'uso dell'elettronica) o tocco di piatto o xilofono (suonato da Vincenzo Vasi) sono intenzionalmente necessari a creare, produrre, spostare altri suoni, come se le note fossero le biglie del pachinko. Ogni (impossibile) logica sembra smarrita e - finalmente - anche ogni eventuale intenzionalità. Come dire, non è tanto importante la biografia, l'esistenza stessa fisica del musicista e del suo strumento, ma piuttosto l'esistenza della musica, espressiva di grandi e contrastanti emozioni. Questo rimane.

Luca Pagani _All About Jazz _Valutazione: 4 stelle http://ily.allaboutjazz.com/php/article.php?id=3981

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Per Gallo And The Roosters non era scontato fare di meglio al secondo appuntamento. Mossa indovinata e' stata quella di fare combutta con l’amico americano Gary Lucas, che in questo fantastico album infila dentro la sua incredibile tecnica e bizzarria cavalcando brillantemente l’estro di Danilo Gallo e soci. The Exploding Note Theory segue l’assunto beefheartiano di una musica che si plasma all’istante, facendo leva su intuito e libera immaginazione, dissacrando e miscelando allegramente canoni della sperimentazione e della tradizione. Fioccano cosi' undici tracce (tutte originali tranne quella Jamaica Farewell portata al successo interplanetario da sua maesta' Harry Belafonte) che deragliano dai consueti binari dell’afroamericana brevettata all’italiana, puntando piuttosto verso suoni e luoghi insoliti, spesso incredibili, impossibili e irrangiungibili. Non c’e' bisogno di attendere per essere travolti da un rigenerante vento di anarchia e blasfemia, perche' ad aprire le danze ci sono le armonie sghembe e clownesche di Bela Lugosi, vampiresco cocktail di rock fuori giri e acido solforico, allungato con bassi, batteria e fiati sbuffanti a vapore. A seguire il fantasma di una fanfara al metadone che rovista a suo modo tra gli spartiti di Nino Rota (Brunswick Road), il tropicalismo gigionesco di Jamaica Farewell, le centrifughe evoluzioni di Schwartzkopfstrasse e The Unitalian Composer (due tentativi assai riusciti di far convergere nello stesso punto il blues ubriaco di Tom Waits e quello magico-visionario di Julius Hemphill), il folk-blues strisciante di Milo, l’impro radioattiva e corrosiva di Hushpukena che effettua un doppio salto carpiato nel postmoderno, lo swing New Orleans e il country-folk deviante di Ivano Bordon, la struggente e un po’ sinistra marcia di Lupo grigio, il languore afrocubano e morriconiano che degenera nel pop-rock sfasato e sconvolto di Laura (geniale diaspora stilistica che farebbe invidia anche al tanto bravo Steven Bernstein), infine le fantasmagoriche allucinazioni e le ululanti nenie che convivono nell’affascinante Ed Wood. Un carrozzone sonoro da mille e una nota, uno spettacolo d’ingegno, armonia e vivace follia, dove prim’attori (Lucas, Gallo, De Rossi, Succi e Gschloessl) e comparse (Terragnoli, Pacorig, Vasi e Sorrentini) interpretano e sviluppano la propria parte, dalla piu' piccola alla piu' grande, con eccezionale maestria. Voto: 8/10

Olindo Fortino _Sound Contest _ http://www.soundcontest.com/recensione.php?id=437

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Ritorno di pregio per la band capitanata dall'infaticabile contrabbassista e multistrumentista Danilo Gallo (mille altri progetti tra cui gli ottimi Guano Padano), animatore anche della nostrana ed emergente label El Gallo Rojo, per cui esce il disco in questione. Questa volta i Gallo & The Roosters sono: Achille Succi al clarinetto basso, Gerhard Gschloessl al trombone, Zeno De Rossi alla batteria con la preziosa aggiunta di un ospite di lusso come Gary Lucas a chitarra e dobro. Siamo davanti ad un saggio di jazz super contaminato da folk e blues e spaghetti western, sperimentazione a 360 gradi, tecnica e invenzione, scrittura ricercata e classicismo raffinato si sposano in maniera innovativa e parecchio convincente. Si trova di tutto dentro questo gran calderone: apertura subito calda con "Bela Lugosi", una squisita marcia di free jazz che gioca in equilibrio con il rock senza cadere dalla fune. In "The Unitalian composer" rallenti e tirate, con i due fiati su tutti a giocare rincorrendosi come dei diavoli, prima d'improvvisare trame spezzate e sfasciate. Il grande Zeno De Rossi (tra i tanti progetti ricordiamo la presenza stabile nella band di Vinicio Capossela) scatenato a dettare i ritmi in "Hushpukena" con i Roosters che gli vanno dietro a testa bassa architettando svisate rumoristiche, controtempi, sibili e ambienti. In chiusura con "Laura" abbiamo un'altra prova della loro bravura, esperimento che evidenzia bene la "exploding note theory" profetizzata da Captain Beefheart (che ha come scopo quello di suonare la musica come se ogni singola nota non dovesse avere assolutamente alcun rapporto con quella suonata prima o quella dopo), tesi artistica cui il disco fa brillantemente riferimento.

Marcello Consonni _Rockit _ http://www.rockit.it/album/11630/gallo-e-the-roosters-the-exploding-theory

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Secondo Captain Beefheart e la sua teoria delle “Exploding Notes”, citata nel booklet interno, si deve suonare ogni nota senza rapporti con la nota precedente e seguente, come una gragnuola di esplosioni. Ma non immaginate per questo un caos totale: il nuovo disco di ‘Gallo & The Roosters’, progetto dietro cui si celano Danilo Gallo al contrabbasso, Gerhard Gschloessl al trombone e sousaphone, Achille Succi al clarinetto basso e Zeno De Rossi alla batteria, raggiunti qui da Gary Lucas alla chitarra elettrica e al dobro (ovvero la gloriosa chitarra resofonica) e altri ospiti tra cui Vincenzo Vasi e Giorgio Pacorig, è un esperimento decisamente interessante e riuscito, condotto in porto da un ensemble ben coeso con un “parco strumenti” insolito ed affascinante.Si inizia con Bela Lugosi: dimentichiamo le atmosfere vampiresche che il titolo potrebbe apparentemente evocare e tuffiamoci in questa animata marcia, con la chitarra elettrica che si alterna tra ritmica e solista, i fiati spericolati e un finale collettivo, questo sì, “da paura”; nella successiva Brunswick Road, lenta e meditabonda, ascoltiamo l’eccezionale resofonica che gioca coi fiati in un contesto free, uno dei punti di forza di questo progetto (ammetto la mia eventuale ignoranza, ma giurerei che è uno dei primi esperimenti in tal senso, se non il primo); Jamaica Farewell, cover di uno dei brani più belli del songwriter Lord Burges, resa celebre da Harry Belafonte, è eseguita con rispetto e freschezza, con il trombone che introduce, presto raggiunto dal clarinetto basso: poi un improvviso glissato slide del dobro segna l’esposizione del bellissimo tema. Schwartzkopfstrasse ha un incipit lento e rarefatto, ancora affidato al binomio clarone/trombone, fino a prendere forma con l’ingresso incalzante della batteria e snodandosi attraverso repentini cambi di ritmo, incursioni distorte di chitarra e implacabili sortite solistiche. The Unitalian Composer prende le mosse dai profondi borbottii del sousaphone per assumere poi un sensuale andamento ondeggiante alternato a sipari ritmici più marcati, con i fiati che svisano e si intrecciano talora placidi, talora aggressivi, sino ad un finale angoloso ed impervio; potrebbero scorrere le immagini sgranate di un mitico western di Hopalong Cassidy, in rigoroso bianco e nero, mentre ascoltiamo la breve Milo, slide di dobro in un villaggio deserto poco prima della disfida all’O.K. Corral; Hushpukena sembra invece voler citare languide atmosfere colemaniane, per poi dispiegarsi in un’improvvisazione free incisa dal devastante solismo della chitarra elettrica che si liquefa nella dilatata conclusione. Ivano Bordon (portiere dell’Inter negli anni ’70-’80) è un inaspettato e gustoso divertissement dal sentore country-skiffle; avanti con la drammatica e marziale Lupo Grigio, con note lunghe, orizzontali, dilatate, in un mood crepuscolare e minaccioso; il disco si chiude con Laura, in principio ballad romantica ed appassionata che, dopo un’improvvisa e strepitosa virata di poppa, si fa movimentata e aggressiva, e con Ed Wood, “il peggior regista di tutti i tempi” e terzo personaggio omaggiato nella tracklist, misterioso brano caratterizzato dal contrabbasso suonato con l’arco e da squarci vitrei, acuti e inquietanti. Bel disco, ennesima e confortante conferma dello stato di salute della buona musica nel nostro Paese.

Paolo Cruciani _Kathodik _ http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4116

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Kun nuotit räjäytetään palasiksi ja pirstotaan sikin sokin nuotistolle ja soitetaan lopusta alkuun tai jotain sinnepäin, niin saadaan banaali sekoitus pirstaloitua musiikkia. Näin voisi ajatella ensi hätään, mutta homma näyttää toimivan näiden herrojen käsissä. Ei tästä mitään kaaosta synny, vaan kokolailla mainiota musiikkia niiden korville, jotka pitävät uudenaikaisesta musiikista, jossa ei kirjaimellisesti seurata opittua kaavaa tai sitä mitä on nuotistolle kirjoitettu. Tässä sitä on aimo "pläjäys" radikaalia äänimaailmaa, josta ainakin minä tykkään. Kait se vaatii kuitenkin annoksen myös humoristista ja ennakkoluulotonta lähestymistapaa. Lähtökohtaisesti homma toimii hyvässä sovussa jazzillisten perinteiden kanssa, mutta niitä ei välttämättä johdonmukaisesti seurata tai kunnioiteta. Soitto on aika selkeästi rakenteellisesti free jazz pohjaista. Instrumentteja käytetään epäsovinnaisella tavalla, yhdistäen melodioita mielikuvitusrikkaasti. Danilo Gallo on loistava, aina luova basisti, jonka joustava tapa toimia luo hyvän kontaktin muiden soittajien kanssa. Yhteistyö toimii vaivattomasti. Hänellä on mahtipontinen italialainen lähestymistapa sävellyksilleen. Hänen musiikkinsa on omalla tavalla mystistä, täynnä yllätyksiä, se vaihtelee kamarimusiikkimaisesta hartaudesta jazziin, rockiin ja kansanmusiikkiin. Siinä on sekoitus maailman musiikkia, jota hän lähestyy hyvin hänelle tunnusomaisella tavalla. Gallo on myös onnistunut löytämään ympärilleen erinomaisia soittajia, jotka ovat monitaitoisia. Heillä on luovaa hulluutta, josta keitetään "mainio soppa". Yhdysvaltalainen kitarataituri Gary Lucas on ehkä kansainvälisesti tunnetuin ja arvostetuin avant-rokin ja psykedeelisen "underground" musiikin "vinguttaja" tänä päivänä maailmassa. Hän on levyttänyt yli 20 soolo albumia. Hänessä on särmää, arkailematonta hulluutta ja haasteellisuutta, mikä tulee voimakkaasti esille hänen soittamisessaan. Se soitto menee luihin ja ytimiin. Hieno kellopeli-soundi "Bela Lugosi" vie meidät heti alusta alkaen rytmillisen seikkailun pyörteisiin. "Brunswick Road" on jo aivan toisenlaisissa tunnelmissa, kaukana jossain utuisen harson takana. Tunnettu reggae "Jamaica Farewell" alkaa varsin omintakeisesti uudella tavalla sovitettuna, mutta lähtee sitten toimimaan letkeän imevästi, kuten tämän suunnan musiikin kuuluukin. "Schwarztkopfstrasse" on jotain aivan uskomatonta rytmi-ilottelua alusta loppuun. Tuntuu kuin kuuntelijaa vedettäisiin jostain pienestä reiästä läpi kunnes vapaus koittaa. "Ivano Bordon" sisältää tutun melodian, mutta en osaa sanoa mikä se on. Se lähtee liikkeelle letkeän vedättelevänä country rytmillä, johon yhdistetään "pumppusektio", Succin ärhentelevä bassoklarinetti ja Gschloessl'n voimakas pasuunatöötti, Lucasin Stratogasterin ja Terragnolin banjon rymistellessä hienostuneen tahdin taustaksi. Rumpali Zeno De Rossin työskentely on kautta linjan tehokkaan taitavaa. Ei kun, uudenlaista asennoitumista ja mukaan kontrolloimattomaan seikkailuun, mikä kuitenkin on samalla niin kontrolloitua ja kurinalaista, siitä se lähtee. Ilmapiiri vaihtuu laidasta laitaan, villin vihaisesta kirkkomusiikin rauhalliseen kamarimusiikkimaisuuteen. Tunne on melkoisen ristiriitainen. Mieliala on seikkailuja täynnä. Armottoman mukava "fiilis" jää kiertämään aivosolukkoja nukkumaan mennessä ja aamulla ensimmäinen ajatus on "Bella mia", missä mennään, missä ollaan. Hieno alitajunnainen soitto jatkuu ja jatkuu. (JKi) JAZZRYTMIT ( FINLAND)

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Danilo Gallo finner vi igjen i hans Roosters-kvintett, som sammen med den amerikanske gitaristen Gary Lucas har tatt tak i Captain Beefhearts «exploding note»-teori. Lucas var for øvrig fast medspiller til Beefheart og burde være en «kløpper» i teorien. En teori som går ut på at den tonen man spiller ikke skal ha noen sammenheng med tonen man nettopp har spilt, og den spilte tonen skal ikke ha noe «slektskap» med neste tone osv. Dette kan høres ut som den reneste ekstremfrijazz, men resultatet denne gjengen kommer opp med befinner seg et godt stykke fra den generelle frijazzen. Her går det i mange medrivende riff med en rekke køntrielementer fra Lucas gitarer og dobro, sobert trombonespill fra Gerhard Gschloessl sammen med Achille Succis bassklarinett, Zeno de Rossis trommer og Danilo Gallos basser, klokkespill, keyboards og sykkel (!). Ei ustyrtelig morsom og fin plate som ga, i alle fall meg, et nytt bilde på hvilken kreativ nerve som ligger i Gary Lucas gitarspill. Også et band som vil passe på de fleste scener i furet værbitt». Jan Granlie i Jazznytt nr 05:2009  JAZZNYTT (NORWAY)